Primo maggio a Lampedusa per un Mediterraneo di pace

La no-stop del Primo maggio a Lampedusa con cortei, comizi e musica. Centinaia di persone contro la militarizzazione di un territorio che diventa carcere per i migranti, terreno di infrastrutture militari e speculative e avamposto di guerra per la Nato. 


Primo maggio a Lampedusa per un Mediterraneo di pace

La no-stop del Primo maggio a Lampedusa con cortei, comizi e musica. Centinaia di persone contro la militarizzazione di un territorio che diventa carcere per i migranti, terreno di infrastrutture militari e speculative e avamposto di guerra per la Nato. 

di Antonio Mazzeo 

Zona militare - Divieto di Accesso - Sorveglianza Armata. A Lampedusa questo cartello giallo lo ritrovi ovunque: sui cancelli e il filo spinato del presidio aeronautico dell'aeroporto e del porto, sugli edifici d'epoca convertiti a presidi delle forze dell'ordine, all'ingresso delle strutture di prima accoglienza per migranti e richiedenti asilo scampati alle stragi Ue nel Mediterraneo. E, ovviamente, all'ingresso dei presidi di guerra sorti segretamente nell'isola negli ultimi anni, innanzitutto le innumerevoli stazioni di tele-rilevamento radar puntate contro il nord Africa o la base dell'Aeronautica per le guerre elettroniche di Albero Sole, all'estremità occidentale di Lampedusa. Un mixer di micidiali onde elettromagnetiche che mettono seriamente in pericolo la salute degli ignari cittadini e dei turisti italiani e stranieri che visitano la splendida isola delle Pelagie e che attentano alla sopravvivenza delle specie della flora e della fauna che hanno consentito a buona parte del territorio di Lampedusa di essere riconosciuta come sito d'interesse comunitario (Sic) e zona a protezione speciale (Zps). 

Il processo di militarizzazione di Lampedusa si è fatto invadente, pregiudicando pericolosamente le attività che per anni hanno prodotto reddito e occupazione (la pesca, il turismo, ecc.) e la stessa immagine di isola dell'accoglienza conquistatasicon la ricerca, il soccorso e l'ospitalità di migliaia e migliaia di sorelle e fratelli in fuga dai conflitti africani e dalle tragedie socio-ambientali generate dall'insostenibile modello di sfruttamento delle risorse e neoliberista dell'Occidente. Contro la proliferazione delle infrastrutture di morte e il ruolo di sentinella avanzata nel Mediterraneo delle forze armate italiane, europee e Nato, è stata lanciata da mesi una campagna lnazionale da parte dell'Associazione culturale "Askavusa", uno dei maggiori attori antirazzisti in Sicilia. Un'incessante attività di controinformazione e mobilitazione sfociata nell'organizzazione del "Primo maggio a Lampedusa – Per un Mediterraneo di Pace e senza Paura", a cui hanno partecipato centinaia di lampedusani, i militanti dei movimenti che in Sicilia e nel sud Italia sono in prima linea a fianco dei migranti e dei richiedenti asilo, contro la proliferazione dei Cie o degli pseudo centri di "accoglienza" per richiedenti asilo o che si oppongono ai più devastanti progetti bellici (i No Muos di Niscemi e i no Radar no Basi della Sardegna, i comitati locali contro i droni Usa e Nato a Sigonella, ecc.), gli attivisti delle campagne contro le grandi opere (i No Tav della Val di Susa, i No Ponte dello Stretto di Messina) e le trivellazioni petrolifere nelle aree protette e offshore. 

La no-stop del Primo maggio a Lampedusa ha preso il via in mattinata con corteo festoso e colorato per le vie del centro storico cittadino. A Piazza Brignone gli interventi degli ospiti: l'operatrice turistica Grazia Liberatore, Fabio D'Alessandro del Comitato di base No Muos di Niscemi, Renzo Oliva di Spinta dal bass contro le Grandi Opere, lo studente curdo Huseyn Hates, i giornalisti e saggisti Fulvio Grimaldi e Giulietto Chiesa, il fisico nucleare Massimo Coraddu (tra i primi a denunciare i pericoli dell'elettromagnetismo generato dagli impianti militari in Sardegna e Sicilia), una delegazione di pescatori lampedusani che hanno denunciato le pesanti condizioni degli operatori locali, la'operatrice Annamaria Sambuci di Viterbo, soffermatasi sulle condizioni dei lavoratori migranti nel settore agricolo in Italia. Il meeting si è concluso con il lancio di una raccolta firme promossa dall'Ass. Askavusa affinché siano eliminati i radar che svolgono analoghe funzioni per conto dei vari corpi militari, siano bloccati tutti i nuovi insediamenti di sistemi radar militari e della telefonia cellulare nell'isola, e affinché l'amministrazione comunale approvi in tempi rapidi un regolamento che imponga il rispetto dei limiti di legge all'esposizioni elettromagnetiche e vieti la presenza di fonti di emissioni Emg in vicinanza di asili, scuole e presidi sanitari. 

Una quindicina i cantautori, i gruppi musicali e le band alternatisi sino a notte fonda sul palco allestito nella piazza centrale di Lampedusa. Tra essi il Trio Hernandez Marino Greco, Simone Lo Porto, Antoine Michel, Piergiorgio Faraglia, Acref Chargui Trio, Alepà, Giacomo Sferlazzo, Badara Seck, Mammaliturchi Band. A presentarli il giornalista radiofonico Antonino Maggiore, Laura Blandina e l'attore cinematografico Filippo Pucillo. 

"Vogliamo che quest'isola faccia realmente da ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo e ritrovi la sua vocazione socioeconomica nella pesa e nel turismo ecosostenibile", dichiara Annalisa D'Ancona, presidentessa dell'Ass. Askavusa. "I primi di giugno apriremo il nuovo spazio Porto M dove oltre all'esposizione degli oggetti personali dei migranti recuperati in questi anni all'interno delle barche utilizzate per attraversare il mare e irresponsabilmente abbandonate dalle autorità statali in discarica e infine distrutte, creeremo una biblioteca sul colonialismo dedicata alla figura di Thomas Sankara, uno spazio culturale polifunzionale e un'università libera popolare del Mediterraneo". 

 

01/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Antonio Mazzeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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