“Se passa la riforma avremo la definitiva sconfitta dello Stato di diritto…”

Le origini, le cause e gli effetti della “deforma” costituzionale. Dal giurista Gianni Ferrara, pillole per il “No”


“Se passa la riforma avremo la definitiva sconfitta dello Stato di diritto…”

A grandi passi verso il referendum del quattro dicembre. In quella data solamente si saprà se questo incredibile nostro Paese prenderà la svolta giusta verso il vero cambiamento sociale. Alla velocità del tempo che si avvicina a quella data corrisponde l’incedere lento della convinzione che tutto ciò che hanno messo in moto le macchine informative dei comitati sia efficace ai fini della vittoria del NO. Il timore è che le motivazioni del Sì vengano recepite come valide dalla maggioranza dei cittadini.

Più ci s’impantana nella crisi della democrazia e più si ha paura di cambiare. Il “nuovo” spaventa una buona parte degli italiani, forse almeno la metà. Preferendo assecondare l’onda malevola, piuttosto che accogliere un vero cambiamento, ovvero l’applicazione della Costituzione, così come raramente è avvenuto da quando i padri costituenti ce l’hanno consegnata. Ora è il momento di far nostre le parole di Calamandrei, “Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere”. A significare, in tal caso, che finché il velo dell’ignoranza non cadrà dai nostri occhi, saremo sempre sudditi, dimenticando di essere cittadini. Lo affermava, in riferimento alla sudditanza, anche Karl Marx, “La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il Re è il Re, non si rende conto che in realtà è il Re che è Re perché essi sono sudditi”.

Le domande sorgono spontanee. Siamo e vogliamo restare sudditi o diventare finalmente cittadini? Vogliamo riappropriarci del diritto di sovranità popolare come sancito dall’art.1 della Costituzione. Vogliamo riappropriarci dei nostri diritti civili e sociali che tutti i governi che si sono susseguiti ci hanno estorto? Abbiamo una sola carta da giocare. Quella del No alla deforma della Costituzione, ordita da un presidente del Consiglio riformista e neoliberista e dalla sua ministra Boschi, “figlia” di una banca che ha depredato i risparmi dei poveri. Le origini della riforma costituzionale italiana di oggi sono da ricollegare anche oltralpe, all’Europa, il cui obiettivo fondante è quello di assicurare l’economia di mercato. Con questo principio sovrano dei Trattati europei le domande di giustizia sociale devono essere cancellate, in nome del capitalismo e del liberismo.

L’assemblea del comitato per il no del III municipio (Roma)

Gianni Ferrara, giurista italiano, deputato nella IX e X legislatura e professore emerito di diritto costituzionale presso La Sapienza di Roma, in occasione dell’assemblea del 5 ottobre, organizzata dal comitato per il No del III municipio di Roma, spiega tutti i danni della riforma, le sue origini, i motivi sostanziali del No e i motivi per cui votando a favore o contro si perdono inesorabilmente o si ripristinano i diritti dei cittadini, fra cui la sovranità popolare e il principio di uguaglianza.

Il 4 Dicembre sarà una tappa importante nella storia della Repubblica italiana, ma io credo che impegni molto di più del popolo italiano. Bisogna capire il senso della modifica alla Costituzione, il senso delle conseguenze degli effetti, i quali effetti derivano da quello che devo chiamare una rivoluzione passiva. Un movimento che è iniziato nel mondo nel 1970, allorché i capitali furono liberati dalla democrazia degli Stati. Non erano più sopportabili i diritti sociali. Le domande della democrazia insostenibili dal sistema dovevano essere represse, tagliate, cancellate. Quali domande? Quelle di giustizia sociale. Queste domande dovevano essere represse perché incompatibili con il capitalismo che si andava sviluppando che produsse il liberismo con il quale da 30, 40 anni i popoli hanno a che fare e stanno subendo con sacrifici immani” spiega Ferrara.

E rilancia parlando dell’Europa: “L’economia di mercato e libera concorrenza è l’espressione che qualifica quello che è oggi l’Unione europea. L’Europa con la sua costituzione sostanziale si regge su questo principio. Gli articoli 19 e 20 del Trattato sul funzionamento dell’Europa, le azioni e l’obiettivo principale sono quello di assicurare l’economia di mercato. Stiamo assistendo con troppa facilità al disastro economico, sociale e morale che questo principio sta provocando. Una tappa di questo processo che toccherà l’Italia il quattro dicembre. Come reagire?Con un No secco. Con un No che investa uno strumento di questa battaglia del capitale nei confronti della democrazia progressiva”.

Tornando alla deforma, il giurista ne spiega il punto più cruciale, la riforma del Senato “Perché questo senato renziano non può andare e non ci piace? È composto da consiglieri regionali che faranno il doppio mestiere. Uno dei due lo faranno un po’ meno. Problemi che risolverà il presidente del consiglio con la collaborazione dell’onorevole Boschi. Di doppio incarico si tratta. Chi sarà eletto senatore dai consiglieri, cioè dai colleghi, avranno l’immunità parlamentare. Se riflettiamo su questo punto ci accorgiamo subito che questi consiglieri che diventeranno senatori, sono membri di quegli organismi che negli ultimi anni hanno destato l’attenzione delle Procure della Repubblica. Quasi tutti i consigli regionali, meno due.

Dovremmo quindi, in realtà preoccuparci un poco, perché appunto diventando senatori godranno dell’immunità parlamentare. Che tipo di rappresentanza è questa dei consiglieri regionali? Intanto esclude il corpo elettorale dall’elezione di questi consiglieri. Per quanto riguarda i sindaci che verranno eletti senatori è una mistificazione. Ci sono poi altri cinque signori che andranno a comporre il nuovo senato. Verranno scelti fra quelli che hanno onorato la patria per alti meriti nel campo scientifico o letterario, sociale e ricerche. Meriti che perdono nei 7 anni da senatori. C’è da fare un’altra considerazione riguardo il nuovo senato renziano. Mentre ciascun deputato rappresenta la nazione, i senatori no, perché quel senato sarà una sommatoria di rappresentanti di consigli regionali. L’unità nazionale viene messa in discussione perché nei due organi del parlamento si disperde, si separa e si frantuma. E oltretutto quali saranno i compiti di questo senato? Concorrere alla funzione legislativa, laddove la camera dei deputati ne è totalmente titolare” ”.

È il portavoce dell’associazione giuristi democratici, l’avvocato Cesare Antetomaso, a coordinare l’evento. “Con la riforma molti articoli confliggono con i principi fondamentali - afferma Antetomaso - il più macroscopico è che viene meno anzitutto il principio di sovranità. Avremo una sola Camera che legifererà su materie importanti. Il nuovo senato potrà contribuire a legiferare, ma sarà sottratto all’elezione diretta e partecipata. Un’elezione di secondo grado è già di per sé unelezione non costituzionale, soprattutto perché si occuperà di materie che possono essere confliggenti con quelle statali. Il senatore, nel contribuire alle leggi sarà diviso in due. Mentre da una parte opterà per interessi locali, dall’altra per quelli nazionali. Come faranno? Lo dovrebbero chiarire nella riforma costituzionale”

Non basta per bocciare la deforma? Perplessi fra il Sì e il NO? Almeno informiamoci per poi decidere da che parte vogliamo stare. Campagna per il Sì, campagna per il NO. Ascoltiamo i rappresentanti dei comitati e riflettiamoci su, interpretandone accuratamente i messaggi. É l’uomo del Sì chi asseconda un premier che propone ai cittadini di acconsentire a modificare oltre 40 articoli della Costituzione. É sempre lo stesso premier che ha approvato il pareggio di bilancio, modificando l’art.81 e assoggettando l’Italia all’austerity e alla Troika. Lo stesso che ha approvato il decreto salva banche, il Salva Italia. Lo stesso che supporta i petrolieri e gli impianti delle trivelle marine. Lo stesso che ha smantellato lo statuto dei lavoratori con il Jobs Act.

Lo stesso che ha dato il colpo finale alla scuola pubblica con la Buona scuola, manovra micidiale che ha alla fonte la Treelle. Lo stesso che propone, nel Def (documento di economia e finanza del 2017) ai lavoratori prossimi alla pensione l’Ape , proposta di legge capestro e infida, ai danni di chi tutta una vita lavorativa ha versato i contributi Inps. Abbiamo ancora dei dubbi? Togliamoceli. I comitati per il No stanno lavorando per questo. Per fornire ai cittadini che vogliano avere un’informazione trasparente tutte le motivazioni per cui sarebbe utile per il paese, per ripristinare il bene comune, apporre al truffaldino quesito referendario (ndr: la domanda che vi appare è fuorviante) un consapevole e intelligente No.

Se passa la riforma avremo la definitiva sconfitta dello stato di diritto e il pericolo della compressione eccessiva dello Stato sociale. Votando No proviamo a restituire dignità alla Stato di diritto, a riaffermare il principio della legalità costituzionale e forse difendiamo i diritti sociali compressi dalle leggi del governo Renzi”. Gianni Ferrara docet.


Fonti

Ecco articolo per articolo come cambia la Costituzione con la riforma del Senato - Il Sole 24 Ore

08/10/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alba Vastano

"La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi" (Karl Marx)


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