Il tragico tentativo di transizione al socialismo in un solo paese

La tragica grandiosità e i necessari limiti storici del primo tentativo di transizione al socialismo in un paese solo, tanto gigantesco quanto arretrato.


Il tragico tentativo di transizione al socialismo in un solo paese Credits: https://www.vvox.it/2018/02/22/confindustria-basta-coi-piani-quinquennali/piano-quinquennale/

Link al video della corrispondente lezione tenuta all’Università popolare Antonio Gramsci

Nel partito comunista sovietico al centralismo democratico si sostituisce sempre più il centralismo organico e/o burocratico

Gli organi legislativi della democrazia diretta sovietica vengono sempre più perdendo la possibilità di deliberare sulle questioni più importanti della vita del paese, che vengono progressivamente demandate alle più ristrette istituzioni che avrebbero dovuto limitarsi a rendere esecutive le decisioni dei consigli dei lavoratori. Il potere esecutivo non solo sussume via via a sé le funzioni di indirizzo delle assemblee legislative, ovvero dei soviet, ma le diverse articolazioni del Partito comunista tendono ad avere il sopravvento sulle parallele istituzioni dello Stato sovietico. Il ruolo di supplenza sempre più effettivamente svolto dagli organismi del partito, rispetto le libere istituzioni dello Stato sovietico, è giustificato con il grave stato di arretratezza delle maggioranze delle masse popolari, soprattutto asiatiche, che solo allora si stavano alfabetizzando e che non apparivano ancora in grado di assumere nelle proprie mani le linee di indirizzo fondamentali da dare allo Stato attraverso il potere legislativo.

Le contraddizioni sempre più difficili da sciogliere nella costruzione del socialismo in un paese solo, tanto enorme quanto arretrato

L’enorme sviluppo che, grazie ai primi piani quinquennali, farà dell’Urss un paese industrializzato e moderno in tempi molto più rapidi di quelli impiegati da tutti i precedenti paesi sviluppatisi in senso capitalistico, ha anch’esso necessariamente dei non indifferenti costi sociali, aggravati dallo stato di assedio in cui tale grandioso e tragico processo è costretto a svilupparsi. Nel computo dei non indifferenti costi sociali bisognerebbe, infatti, sempre cercare di bilanciare le ragioni endogene e le ragioni esogene, si potrebbe così evidenziare come in larga parte le seconde siano state decisamente più influenti delle prime. Anche se ciò permette solo di comprendere, ma non certo di giustificare i pesanti costo sociali imputabili a errori endogeni.

Il progressivo degenerare della lotta interna ed esterna al Partito unico della Rivoluzione

Lo stesso Partito comunista, che ha in crescente misura svolto una funzione sussidiaria a quel ruolo di direzione del paese che avrebbero dovuto esercitare i soviet – per cui l’agognata e promessa dittatura del proletariato si è rapidamente trasmutata in una dittatura dell’avanguardia del proletariato – perde progressivamente la funzione che ha avuto ai tempi di Lenin di camera di compensazione per il deficitario decollo delle strutture consiliari. Il confronto aperto, franco e democratico fra posizioni diverse, punto ineludibile di partenza del centralismo democratico, tende ben presto a degenerare in uno scontro fra inconciliabili nemici, per cui né la maggioranza delinea un programma d’azione capace di sintetizzare le diverse posizioni – pur tenendo naturalmente conto delle posizioni intorno alle quali si è manifestato il maggiore consenso – né la minoranza accetta la disciplina di partito che renderebbe necessaria, una volta raggiunta una sintesi, un’azione comune con la maggioranza. Le posizioni della maggioranza non sono riconosciute come valide e accettabili dalla minoranza, che sempre più apertamente le denuncia come un tradimento della rivoluzione, mentre sempre più la maggioranza impone in modo maggioritario le proprie posizioni senza valorizzare o quantomeno riconoscere la validità degli aspetti critici messi in evidenza dalla minoranza.

Il primo piano quinquennale

Nel 1929 è lanciato in Urss il primo piano quinquennale, che per la prima volta nella storia introduce l’economia socialista pianificata, in quanto progetta e programma l’intero sviluppo della produzione economica e delle sue ricadute sociali in questo enorme paese sino al 1933. Per realizzare in una piano tanto imponente quanto ambizioso, da apparire un irraggiungibile “modello in cielo”, utile a mobilitare tutte le energie disponibili del paese, è indispensabile una grande determinazione collettiva. Soprattutto fra gli operai vi è grandissimo entusiasmo che porta a impegnarsi al massimo perché la propria fabbrica dia il meglio di sé nella costruzione del primo Stato socialista, proletario e operaio.

Grazie a questa combinazione di eroica determinazione, da parte di larga parte del proletariato moderno, e di brutalità nei confronti degli oppositori, considerati sic et simpliciter nemici del popolo, enormi difficoltà vengono sormontate e per quanto il piano potesse apparire ai suoi stessi ideatori puramente utopico, viene realizzato con successo in soli quattro anni. La produzione industriale raddoppia, sorgono enormi impianti di industria pesante, punto di partenza del sensazionale futuro sviluppo industriale del paese.

La cosiddetta età staliniana

Gli eccezionali risultati del piano quinquennale, che ponevano decisamente in secondo piano i niente affatto trascurabili costi sociali, contribuirono in modo altrettanto eccezionale alla crescita del prestigio dello Stato dei soviet non solo all’interno del paese, ma anche all’estero anche a causa della contemporanea terribile crisi di sovrapproduzione, esplosa nel 1929, che nel frattempo si era abbattuta su un po’ tutti i paesi capitalisti, a partire da quelli a capitalismo avanzato. D’altra parte un enorme successo, al di là delle più rosee aspettative, non può che dare alla testa, favorendo la volontà di potenza di una maggioranza, per altro sempre più ampia nel partito e nel paese, che comporta la compiuta affermazione del gruppo dirigente sempre più guidato con pugno di ferro da Stalin, senza più nessun riguardo per le minoranze all’opposizione (tanto di sinistra, quanto poi di destra), che sono spazzate via in modo sempre più sistematico. Ciò porta ad accrescere sempre di più la quantità di potere effettivo delegato senza controllo al gruppo dirigente e, al suo interno, a Stalin che diviene, al di là della sua stessa volontà, oggetto di un vero e proprio culto della personalità, che non può che rafforzare le convinzioni di chi in buona o cattiva fede parla di rivoluzione tradita.

Il secondo piano quinquennale

Attraverso le altrettante grandi e terribili vicissitudini del secondo piano quinquennale (1933-1937) nel giro di appena quattro anni, rispetto ai cinque minimi preventivati, l’Urss è divenuta una grande potenza industriale e militare, al punto che di lì a poco riuscirà a sconfiggere in modo decisivo la spaventosa sfida lanciatagli contro dalla Germania alla guida, con i suoi alleati, della più imponente e spietata armata che si fosse vista nella storia, tanto da apparire invincibile avendo piegato in soli quaranta giorni la resistenza della Francia. Incredibilmente, la produzione industriale raddoppia nuovamente e ai vertici dell’esercito, in termini rapidissimi modernizzato, sono posti giovani di estrazione in gran parte proletaria, fedelissimi alla linea maggioritaria staliniana, mentre sono eliminati gli ufficiali che rimanevano delle gestioni precedenti: zarista e trotzkista, ritenuti inaffidabili. L’importanza decisiva di questo repentino sviluppo dell’apparato industriale e militare diverrà sempre più evidente via via che si stringerà la morsa imperialista contro l’Urss, contro cui si rivolgono apertamente le mire espansioniste delle più aggressive potenze imperialiste, Germania, Giappone e Italia non a caso unite nell’emblematico Patto anticomintern, mirante alla spartizione del paese dei soviet.

Il decollo industriale dell’Urss

Nell’arco di soli due decenni, fra il 1917 e il 1937, l’Urss aveva portato termine un processo di modernizzazione che per compiersi in altre zone del mondo aveva richiesto secoli. La secolare Russia zarista, bastione della reazione, un arretratissimo paese contadino soggiogato da un’aristocrazia terriera del tutto improduttiva e da un’altrettanto inefficiente e soffocante burocrazia, al servizio della feroce autocrazia degli zar, era stata completamente spazzata via. Al suo posto è sorto un paese industriale moderno, in cui industrie, banche, terre e mezzi di comunicazione sono sotto il controllo di cooperative di lavoratori o di aziende statali, la da sempre arretratissima agricoltura era stata meccanizzata a tempi di record e la proprietà della terra divisa socializzata e data in gestione a kolcjoz (grandi cooperative agricole) o ai sovchoz (vaste imprese agricole pubbliche).

La spesa sociale nellUnione delle repubbliche socialiste sovietiche

Nel nuovo Stato era stata infine bandita la proprietà privata dei grandi mezzi di produzione e riproduzione della forza-lavoro, liberando per la prima volta le grandi masse popolari dallo sfruttamento. Gli utili ricavati dai mezzi di produzione socializzati e posti sotto il controllo dello Stato socialista sono impiegati a coprire le spese dello Stato, per lo sviluppo delle infrastrutture, sono investiti per migliorare la produzione e sono divisi fra i lavoratori in salario diretto (stipendio), indiretto: servizi sociali (scuole, ospedali, cultura e trasporti tendenzialmente gratuiti), oltre che per supportare i movimenti rivoluzionari, di emancipazione e anticolonialisti in tutto il mondo.

L’egualitarismo

Le millenarie differenze socio-economiche fra le masse di lavoratori poveri e sfruttati e i ricchi proprietari che oziano nel lusso, sfruttandone il lavoro, sono infine venute meno. La vecchia massima evangelica per cui chi non lavora non mangia è infine rispettata e tutti hanno diritto a un lavoro e a uno stipendio in grado di soddisfare almeno le necessità e i bisogni fondamentali. Le retribuzioni mutano, in un arco piuttosto ristretto, a seconda della specializzazione del lavoro, ovvero sulla base delle differenti spese che implica la riproduzione di una determinata forza lavoro.

01/12/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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