Dobbiamo costruire uno sciopero generale, indetto per il 20 novembre, per affrontare l’insicurezza del Paese di fronte a scelte politiche impopolari che mettono in ginocchio famiglie e persone in Italia. Dal caro vita al caro benzina, fino al caro affitti e al costo delle case, sono tante le difficoltà che gravano sulla vita quotidiana delle persone.
Repubblica Ceca: il voto ridimensiona Babiš, mentre i comunisti cercano lo spazio lasciato dalla mancata svolta
Giulio ChinappiDai cypherpunk alle stanze del potere: la parabola ambigua di Bitcoin
Antonella GuidiIl multipolarismo sotto pressione le contraddizioni dei BRICS
Orazio Di MauroUn nuovo movimento internazionale a metà strada fra il 68’ e i No global
di Renato CaputoDa alcuni anni a questa parte a fare da motore della storia è il conflitto sociale portato avanti, in primo luogo, dai più oppressi e sfruttati. Hanno cominciato le giovani masse arabe, bersaglio preferito dell’imperialismo occidentale e, oggi, ne riprendono il testimone i giovani subalterni di sempre più paesi del mondo. In tale movimento un ruolo fondamentale lo giocano i più oppressi fra gli oppressi: le immigrate e le figlie di immigrate.
Grandezza e limiti della rivoluzione filosofica borghese cartesiana
di Renato CaputoInterpretare le proteste dei giovani richiede la necessità di andare oltre la fenomenologia e cogliere le ragioni profonde sul piano socio-economico e psicologico. Ciò condurrebbe ovviamente ad una critica della crisi che viviamo e dunque ad una critica del governo. Per questo ci si accontenta di rimanere alla superficie.
Sotto un governo disastroso aumentano povertà, disagio sociale e repressione. Il malessere sociale si esprime con insofferenza e rabbia per le strade delle città europee ed in Italia. I giovanissimi protagonisti sono mossi dal bisogno di distruggere la gabbia creata loro intorno dall’individualismo e dal classismo della società che ha fatto diventare merce la cittadinanza.
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Il ruolo dell’autoconvocazione nella crisi dell’egemonia borghese e la ricostruzione di un nuovo blocco storico.
Pasquale VecchiarelliLa scelta dei sindacati di proclamare ancora una volta scioperi generali separati è il sintomo di una crisi più profonda, segnata dalla subordinazione degli interessi dei lavoratori agli equilibri politici e dalla progressiva passivizzazione della lotta sindacale. In questo scenario, l’autoconvocazione può diventare uno strumento per superare le divisioni, rilanciare la combattività e favorire la ricomposizione delle classi subalterne, aprendo nuove prospettive nella crisi dell’egemonia borghese.