Dal cottimo allo smart working

Come afferma Marx: il lavoro a cottimo è la forma di salario che più corrisponde al modo di produzione capitalistico


Dal cottimo allo smart working

“Al lavoratore viene lasciata ampia libertà di auto-organizzarsi a patto che porti a termine gli obiettivi stabiliti nelle scadenze previste”. [1] Quelli al passo con i tempi che cambiano - ad esempio gli estensori del Disegno di legge sullo smart working - ci dicono che siamo di fronte a “occasioni che non possiamo permetterci di ignorare e che ci portano a un importante cambiamento di mentalità”. [2] Siamo noi, comunisti trinariciuti con lo sguardo rivolto al passato, che ci ostiniamo a chiamarlo lavoro a cottimo. Noi che stiamo ancora a dare retta ad un signore tedesco con la barba fuori moda che si mette a spiegare il salario a cottimo. Forse hanno ragione loro e dovremmo ammettere che il lavoro per obiettivi (così dicono che bisogna chiamarlo, ché cottimo è addirittura ottocentesco) tende “a sviluppare l’individualità e con ciò il sentimento della libertà, l’autonomia e l’autocontrollo” [3] dei lavoratori. Mi scuserete se ho usato le parole di Marx.

di Carmine Tomeo

Già, perché il barbuto di Treviri aveva notato questa particolarità nel lavoro a cottimo (perdonate il retaggio ottocentesco nell’uso dei termini e guardiamo la sostanza), che nasconde la sua tendenza a sviluppare la concorrenza fra lavoratori e degli uni contro gli altri. Il lavoratore, afferma Marx, utilizza quella sua autonomia nell’interesse personale di “impegnare la propria forza-lavoro con la maggiore intensità possibile” oltre che a “prolungare la giornata lavorativa, perché così cresce il suo salario giornaliero o settimanale”. [4] E quanto ciò sia vero è dimostrato da indagini che rilevano un incremento di 15 ore settimanali attraverso il lavoro agile (per dirla senza inglesismi), flessibile e precario (per dirla senza eufemismi). [5]

Così, per quanto ci si pari dietro la retorica della modernità, lo smart working continua a fare ciò che Marx faceva notare per il lavoro a cottimo: “facilita al capitalista un aumento del grado normale dell’intensità”. [6] Insomma, l’apparente libertà del lavoratore di auto-organizzarsi non è una gentile concessione alla classe lavoratrice, ma la consapevolezza del padronato sul fatto che in questo modo (è ancora Marx a farcelo notare) “si rende superflua buona parte della sorveglianza del lavoro” dato che “la qualità e l’intensità del lavoro sono controllate dalla forma dello stesso salario”. [7] E questo “prolungamento della giornata lavorativa racchiude in sè e per sè un ribasso del prezzo del lavoro”. [8] Roba vecchia? Mica tanto: guarda un po’ sono gli stessi estensori della proposta di legge (tutti parlamentari Pd con l’eccezione di una leghista) ad affermare che dallo smart working si potrebbero guadagnare “27 miliardi di euro in più di produttività e 10 miliardi di euro in meno di costi fissi”. [9] Quali tasche riempiranno, secondo voi?

Ecco, il lavoro a cottimo, o per obiettivi che dir si voglia, “è la forma di salario che più corrisponde al modo di produzione capitalistico”, afferma ancora Marx. [10] E lo è anche in quello attuale. Quello, cioè, che offre la “libertà” di essere sempre connessi e di utilizzare ogni ora del giorno o della notte ed ogni giorno della settimana per lavorare, in una condizione di estrema flessibilità di tempo e luogo di lavoro. Facciamo un esempio concreto della direzione che il capitale sta imprimendo al lavoro.

L’intromissione sempre più invadente del tempo di lavoro nel tempo libero è una situazione già così reale che, ad esempio, in Francia si parla di diritto alla disconnessione, per impedire ingerenze aziendali fuori dell’orario di lavoro. [11]

Ecco, ancora, l’attualità di Marx: “Il capitale, per sua natura, tende a superare ogni ostacolo spaziale. La creazione delle condizioni fisiche dello scambio - ossia dei mezzi di trasporto e di comunicazione - diventa dunque per esso una necessità, ma in tutt’altra misura diventa l’annullamento dello spazio per mezzo del tempo”. E così, laddove “esiste un commercio di massa”, sostiene lucidamente Marx, “la produzione dei mezzi di comunicazione e di trasporto a buon mercato è una delle condizioni della produzione basata sul capitale, ed è per questo motivo che il capitale la promuove”. [12]

Quel commercio di massa di cui già parlava il filosofo comunista, funziona oggi 24 su 24 per 7 giorni alla settimana. Ecco la necessità per il capitale di avere lavoratori sempre più flessibili in termini di orario e sedi di lavoro, con la tendenza ad essere disponibili ad ogni ora del giorno e della notte. Una necessità così pregnante per il capitale che se ne parla in maniera diretta anche guardando al futuro. Un esempio è la notizia di pochi giorni fa che il presidente Usa, Obama ha proposto di includere nel budget 2017, 4 miliardi di dollari nelle auto senza guidatore [13]. L’immagine che Marchionne si fa di questo progetto è di “un futuro non lontano” dove ci saranno autovetture che “una volta dentro, riproducono su uno schermo il proprio desktop, permettendo di lavorare mentre si viaggia”. [14] Pensavate di potervi godere il tempo e lo spazio dello spostamento da una sede all’altra o da casa a lavoro ascoltando buona musica, leggendo un libro o guardando il paesaggio? Neanche per sogno: il lavoro oggi si chiama smart working e cioè una organizzazione del lavoro “basata su un forte elemento di flessibilità, in modo particolare di orari e di sede”, [15] si afferma nella proposta di legge.

Ecco la realtà che si cela dietro la retorica che vorrebbe lavoratori “smart”, decantando le magnifiche sorti e progressive del lavoro che permette di auto-organizzare tempo di lavoro e di vita.

Abbiamo gli strumenti per mettere a nudo questa retorica, che sono anche gli strumenti più efficaci per lottare contro il comando del capitale sul lavoro, anche quando si fa subdolo. La nostra “cassetta degli attrezzi” è più utile che mai.

 

Note

[1] Mosca, Ascani, Saltamartini, Tinagli, Bonafè, Morassut, Proposta di legge, Disposizioni per la promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro, Presentata il 29 gennaio 2014, pag. 2

[2] Ivi, p. 1

[3] K. Marx, Il Capitale, Editori Riuniti, Roma, pp. 607-608

[4] Ivi, pp. 606-607

[5] Manager e professionisti sono sempre connessi e aumenta il tempo dedicato al lavoro, 21/12/2015, http://bit.ly/22kmvji

[6] op. cit., pp. 606-607

[7] Ibidem

[8] Ibidem

[9] cit., p. 1

[10] op. cit., p. 608

[11] Lidia Catalano, La Francia dichiara guerra alle mail “fuori orario”, 16/09/2015, http://tinyurl.com/h4yduyj

[12] K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica Vol. II, La Nuova Italia 1997, p. 160

[13] Marco Valsania, Obama: «L’auto è una scommessa vinta», 21/01/2016, http://tinyurl.com/jsvfetd

[14] L. Caracciolo e F. Maronta (a cura di), Il mondo secondo Marchionne, in «Limes» , n. 10/2015, p. 276

[15] cit., p.1

21/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carmine Tomeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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