Editoriali

A 25 anni dalla prima Guerra del Golfo è più che mai indispensabile ricostruire un movimento di massa per contrastare ogni guerra fratricida fra i popoli.

In politica non esistono spazi vuoti. Il governismo e le posizione concertative hanno favorito l’affermazione di forze populiste.

Gli Usa e alcuni governi europei sembrano muoversi rapidamente per l'intensificazione delle attività belliche in Siria contro l'Isis.

Sono molte le forze politiche a Destra e a Sinistra che vogliono rompere con l'Unione Europea e con l'Euro, ma le prospettive non sono le medesime.

Il risultato delle regionali transalpine ci mette dinanzi a un bivio. Bisogna scegliere tra la restaurazione del capitale nazionale o l'affermazione democratica della sovranità popolare?

L’accordo di amicizia stretto dalla Provincia di Sondrio con la colonia israeliana di Shomron è diventato un caso nazionale.

La manifestazione di Unions! a Roma ha visto una partecipazione molto inferiore alle attese.

Attraversiamo giornate nelle quali la tensione della gente è elevata a causa del timore di attentati e della paura di una guerra.

Piaccia o meno la crisi strutturale del modo di produzione capitalista impone scelte radicali.

E' sul conto del capitalismo, del liberismo (neo e vecchio) e del figlio naturale (il colonialismo) che va addebitato quanto successo a Parigi il 13 novembre 2015.

Appunti di qualche mese fa al confine tra Italia e Francia, a Ventimiglia.

Nonostante gli slogan renziani, il rapporto Svimez svela una realtà drammatica al Sud.

Siamo nelle mani di una super-polizia dai poteri pressoché illimitati.

Secondo Squinzi i salari sono aumentati troppo “erodendo i profitti”.

“Kunduz, non è stato un incidente”, recita il comunicato di MSF. Ma non è la prima volta che la NATO finisce nel mirino delle organizzazioni umanitarie per i suoi crimini di guerra.

Il governo si schiera apertamente a favore del padronato nell'attacco ai diritti dei lavoratori.

Il progetto della sinistra mira alla trasformazione della società sotto il prisma di un modello sociale del tutto diverso, quello descritto dal sogno del comunismo.

Il secondo importante momento nel percorso di costruzione di coalizione sociale registra il positivo avvio delle prime coalizioni territoriali e la definizione di alcune grandi mobilitazioni su temi fondamentali per il futuro della sinistra italiana.

L'iniziativa di sostegno ad Unità Popolare anima il dibattito anche nella Sinistra italiana in alternativa alla proposta di Costituente promossa da Vendola.

Nell’editoriale dello scorso numero di questo giornale si sosteneva l’esigenza, seguendo l’esempio della Grecia, di rompere con i socialdemocratici per ricostruire

Sino a quando la partita era ancora aperta e il governo greco si trovava praticamente isolato a condurre il necessario confronto-scontro con l’Unione Europea era necessario serrare i ranghi e sostenere tale coraggioso sforzo. Soprattutto vivendo e operando in un paese come l’Italia.

Riflessioni sulla lotta al terrorismo in occasione del sessantesimo anniversario del più grande attacco terroristico della storia.  

Ormai il tabù dell’euro sembra rotto ed è un bene che se ne parli, che su questo tema si sviluppi la battaglia politica e che si colleghi tale dibattito con le questioni sociali. 

Le prospettive di Rifondazione Comunista: Fronte antiliberista e anticapitalista di classe o “costituente della sinistra riformista”? 

Anima e fine della tragedia greca è la catarsi, ossia la capacità di riconoscersi nel tragico destino dei suoi protagonisti per evitare di ripercorrerlo. La riflessione sui drammatici avvenimenti greci non può che suscitarci, quella paura e quel terrore che la catarsi tragica permettono di superare, facendo tesoro del tragico destino di un altro in cui ci riconosciamo e che, perciò, compatiamo

O si rompe con il meccanismo infernale del debito, ponendosi nella prospettiva dell’estromissione dall’euro e dalla stessa UE, e si fa pagare il costo della crisi a chi la ha provocata, oppure si chiedono nuovi prestiti, accettando il meccanismo infernale del debito che impedisce spese sociali e presenta il conto della crisi a chi ne ha sinora subito i devastanti effetti. Nel primo caso si dovrà affrontare la violenta reazione della borghesia nazionale e internazionale, nel secondo caso si finirà con il perdere progressivamente la credibilità acquisita a tutto vantaggio del populismo di destra.

Le conseguenze dell’esito delle trattative tra Grecia e creditori potrebbero provocare una stretta sui governi dei Paesi dell’eurozona maggiormente indebitati, tra cui l’Italia, e mettere in difficoltà il governo Renzi, il quale sta mostrando i primi segni di logoramento. 

Il No alla proposta della Troika scaturito dal referendum deve diventare un fattore di lotta e di legame con le classi oppresse dalla Troika e dai governi nazionali che ne fanno le veci. Le classi subalterne in Grecia hanno dimostrato la volontà e la forza di lottare. Ma hanno bisogno del sostegno di un movimento internazionale che sappia sviluppare un'analisi e una coscienza della lotta di classe. In sostanza, di un movimento internazionalista.

A poche ore dall’esito del referendum sale la tensione per il futuro di Atene; o sarà ancora (e più di prima) austerità oppure il Paese dovrà cogliere l’occasione di spezzare la gabbia dell’Unione Europea.

Le trattative sono durate mesi e non hanno prodotto alcun risultato concreto. E sulla Grecia pende ancora, scadenza  dopo scadenza, la spada di Damocle del pagamento del debito alle “istituzioni creditizie”. Ora Tsipras annuncia che sarà il popolo greco a scegliere, il 5 luglio: accordo con la Troika o fuori dall’euro?

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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