Editoriali

Syriza si trova oggi a un bivio importante e complicato. La trattativa con le istituzioni del capitale finanziario è in stallo, perchè la BCE, la Merkel e Hollande tengono sotto ricatto il governo greco in vista della scadenza del 5 giugno prossimo quando Atene dovrà rimborsare una tranche del suo debito al FMI.

Con la buona scuola cambia il verso? Dipende. Non lo cambia nei confronti delle vecchie politiche. Lo cambia invece nei confronti del programma elettorale del partito di Renzi che prometteva di invertirle. Secondo la matematica cambiare verso a un vettore già invertito di segno equivale a mantenere il verso primitivo, non cambiare niente. Così come nella logica formale la doppia negazione coincide con l'affermazione.

Impostiamo questa riflessione a partire dalla sostanza della nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum, lasciando da parte le questioni relative alla procedura di approvazione con voto di fiducia, sulle quali si sono maggiormente soffermate già le cronache politiche degli ultimi giorni.

Il cosiddetto "cambiamento" riformista del governo Renzi, è l’ultimo risultato in ordine di tempo di controriforme antisociali per la centralizzazione del potere, e l’annullamento dell’autonomia di eventuali forme rappresentative delle masse lavoratrici anche in futuro.

A 70 anni da quel 25 Aprile 1945 in cui l’Italia fu liberata dal nazifascismo la questione della Resistenza resta ancora un argomento mai inattuale per quanto allo stesso tempo controverso. Lo scorrere degli anni non può in nessun modo cancellare ciò che quella lotta di liberazione ha significato né tantomeno oscurare il ruolo fondamentale che i comunisti ebbero durante quegli avvenimenti.

In quei primi anni del nuovo millennio facevo il pendolare tra Belgrado e Gerusalemme, tra il dopo caduta di Milosevic e la seconda Intifada, con qualche viaggio avventura in Afghanistan dove gli americani cercavano i rifugi di Bin Laden bombardando da settemila piedi. Insomma, allora avevo un po’ troppo da fare per tornare ad occuparmi di “cose genovesi” di cui avevo potuto soltanto leggere.

Sono passati quattordici anni dalle terribili giornate in cui una sconsiderata ed abnorme repressione poliziesca, sotto l’egida del governo Berlusconi-Fini, si è abbattuta sui movimenti anti-globalizzazione nelle giornate di Genova del luglio 2001.

Si va facendo sempre più strada l’idea di legare tra di loro le condizioni di vita e di lavoro di tante figure professionali, formalmente definite come “autonome” ed assoggettate invece, nella realtà, a forme di lavoro non solo subordinato, ma anche privo delle minime garanzie proprio perché mascherate da lavoro “autonomo” magari anche appartenente a uno degli ordini professionali.

Un generale iraniano dal nome evocativo e con una vaga rassomiglianza con Sean Connery tiene sotto assedio Tikrit, alla testa di un esercito di 45mila uomini. La presenza di Qassem Suleimani, e per mezzo di lui della Repubblica Islamica, al comando delle forze irachene-sciite nella battaglia per strappare all'Isis la città natale di Saddam, era ed è fonte di inquiteudine e sospetto per molte paia di occhi. 

Landini ha investito la sua Fiom in un progetto politico? Un po’ sì e un po’ no. Un po’ sì, perché la “coalizione sociale” della quale si è fatto promotore si pone come diretta antagonista, non solo sociale ma, appunto, politica, del Partito democratico. E di tutto il Partito democratico, non soltanto della sua leadership attuale.

“È cambiato tutto, siamo alla fine di un’epoca. È venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi”. Sono le parole che Maurizio Landini ha pronunciato quando ha rilasciato una recente intervista a Il Fatto Quotidiano.

Nell’articolo Il trasformismo delle classi dirigenti (ne “il manifesto” del 17/ 02/2015) Alberto Burgio fa notare la quasi totale latitanza della stampa nazionale sugli episodi di trasformismo che hanno caratterizzato la recente vita parlamentare del nostro paese. Settori e/o gruppi di diversa provenienza politica (Scelta Civica, esponenti di Sel, dissidenti di M5S) sono confluiti nel partito del Presidente del Consiglio, rafforzando così la stabilità del governo e avallando lo stile dirigistico e decisionista impresso al potere esecutivo, a detrimento della funzione legislativa del Parlamento.

Quello della Libia costituisce con ogni evidenza un esempio di grande successo di institution-destroying (distruzione di istituzioni), avviato con fredda e cinica consapevolezza da alcuni governi occidentali. In particolare è risultato di centrale evidenza il ruolo del governo francese, capeggiato all’epoca da Sarkozy

EUrabbia

 Noi comunisti nel congresso abbiamo detto: “disobbediamo ai trattati!”, facciamo leva sulle contraddizioni del monetarismo Ue a trazione tedesca, sottraiamoci al ricatto del moderno “Mago di Oz”, di un’Unione europea che gioca con carte truccate. Ma cosa vuol dire, in concreto, disobbedienza? Come si declina questa linea, al centro ed in periferia, vale a dire nelle regioni, nei comuni, nelle politiche di bilancio e fiscali?

La recente decisione della Corte di Giustizia Europea che ha dichiarato illegittimo il lavoro precario nella scuola pubblica italiana riafferma i principi delle direttive europee sui contratti di lavoro a termine. Nemmeno l’Europa dei poteri finanziari ritiene ammissibile un ricorso generalizzato ai contratti a termine senza collegamento a specifiche ragioni oggettive che impediscono l’impiego a tempo indeterminato. La decisione è quindi anche un pesante atto di accusa per il Decreto Poletti che consente i contratti a termine “acausali”.

La vittoria di Syriza guidata da Alexīs Tsipras alle elezioni greche può rappresentare un punto di svolta per la messa in discussione delle politiche europee cosiddette di “austerity” a patto di non lasciare sola la Grecia.

Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica da un parlamento eletto in base ad una legge dichiarata incostituzionale e su proposta di un Presidente del Consiglio che ha fatto dello smantellamento dei diritti di chi lavora il baricentro del suo governo. Potrà essere il garante della Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro e sulla sovranità popolare?

La partecipatissima assemblea di sabato e domenica scorsi a Bologna ha visto prevalere la volontà di stare insieme o, per lo meno, di non dividersi da parte della coalizione politica ed elettorale che sotto le insegne de L’Altra Europa per Tsipras ha conosciuto il suo esordio nelle elezioni europee.

Riflessioni a freddo sul barbaro attentato contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo e la “marcia repubblicana” che a Parigi ha visto marciare migliaia di proletari dietro ai sedicenti eredi dei grandi valori universalistici della Rivoluzione francese, i noti campioni dei diritti umani, nemici di ogni forma di fondamentalismo e violenza: Netanyahu, Poroshenko, Cameron, Hollande, Sarkozy, Merkel, Rajoy, Davotoglu (presidente turco), Stoltembreg (segretario della Nato) e Renzi.

Se da un lato è necessario individuare la base materiale che ha consentito lo sviluppo delle strutture terroristiche del fondamentalismo islamico all’interno dello scontro interimperialistico, di cui la Francia è uno degli attori principali, da un altro, non possiamo esimerci dal considerare questi movimenti come organizzazioni ormai dotate di un corpus ideologico robusto abbastanza da porsi in maniera autonoma sul piano politico.  

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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