La lotta di classe nella Russia di Putin e il nuovo movimento comunista russo

Intervista al compagno Kirill Vasilev, membro del Presidium del Comitato Centrale del Partito Comunista Unito (OKP) russo.


La lotta di classe nella Russia di Putin e il nuovo movimento comunista russo Credits: http://ucp.su/

In occidente, la propaganda atlantista restituisce l'immagine di una Russia ancora una volta “impero del male, monoliticamente raccolta intorno al suo presidente autoritario e intenta a ordire complotti ai danni del mondo libero. Ciò serve da alibi per moltiplicare le iniziative aggressive contro il colosso eurasiatico: la russofobia, antica nell'Europa centrale e fortemente radicata anche negli Stati Uniti dai tempi della Guerra Fredda, serve dunque a mascherare la preoccupazione dei gruppi dirigenti atlantici per un cambiamento accelerato della scena internazionale che rischia di mettere in discussione la compattezza dello stesso blocco imperialista, all'interno del quale maturano spinte centrifughe ormai evidenti.

Nel frattempo, negli ultimi mesi la società russa ha visto diffondersi la protesta contro la riforma del sistema pensionistico fortemente voluta da Putin: una misura di stampo neoliberista che minaccia di aggravare seriamente le condizioni di sussistenza di un'ampia fascia della popolazione, in un paese in cui l'aspettativa di vita rimane sensibilmente bassa e le sacche di disagio sociale, dopo il decennio di crescita e relativa stabilità degli anni 2000, hanno ripreso ad aumentare, acuendo il malessere mai sopito provocato dall'ingiustizia sociale e dalla miseria che hanno accompagnato la restaurazione del capitalismo dopo la fine dell'Unione Sovietica.

La propaganda occidentale fornisce della situazione politica interna russa una visione al tempo stesso reticente e caricaturale, tutta tesa a diffondere la convinzione che l'unica alternativa al potere putiniano sia rappresentata dall'impopolarissima destra liberale e filo-americana. Il movimento comunista russo viene sistematicamente occultato. A dispetto di ciò, molti tra i militanti e simpatizzanti della sinistra italiana conoscono il principale partito d'opposizione parlamentare, il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov sin dal 1993: un partito dalla forza elettorale ancora significativa, seppure altalenante e in costante declino, che si caratterizza per una marcata vicinanza al governo sui temi della politica internazionale e per un crescente conservatorismo in politica interna.

La sinistra russa è però assai più articolata e vivace. Tra gli attori più dinamici della rinascita del marxismo russo si colloca il Partito Comunista Unito (OKP), fondato nel 2014, con cui Fronte Popolare ha stretto nell'ultimo anno relazioni fraterne e in continua crescita. A Kirill Vasilev, membro del Presidium del Comitato Centrale dell'OKP, abbiamo rivolto alcune domande sull'attualità politica russa e sulle prospettive di crescita per l'opposizione rivoluzionaria allo stato di cose presente nel paese. Dalla questione cecena al movimento sindacale, dal Donbass alla Crimea, dai caratteri del regime putiniano al ruolo della Federazione nel mondo, il compagno Vasilev ci offre un punto di vista interno sulla lotta di classe in Russia che risulta ineludibile per operare consapevolmente come rivoluzionari del nostro tempo.

[D] Nel 2017 abbiamo celebrato il Centenario della Rivoluzione bolscevica, senza dubbio l'evento più importante della Storia moderna. A quasi un trentennio dalla fine dell'esperienza sovietica, cosa ne rimane nel senso comune russo?

[R] Penso che l’importante sentire, che si ritrova tra i russi, come anche tra i cittadini di qualsiasi stato formatosi sul territorio dell’URSS, sia un sentimento di nostalgia. La maggioranza di noi lamenta la perdita di quella società. In questo senso, il fenomeno noto come “homo sovieticus” continua ad esistere. Esiste la cosiddetta “ideologia sovietica” cioè l’ideologia collettivistica, condivisa dalla maggioranza dei lavoratori dell’ex URSS. In verità bisogna comprendere che questa ideologia non è propriamente marxista. Si tratta di un insieme di valori, tra i quali si possono distinguere le aspirazioni a una maggiore giustizia sociale, il rifiuto delle mega-ricchezze, il rifiuto del successo professionale come metro di valutazione della persona, l’importanza della memoria dell'eroismo dei soldati sovietici. Questa ideologia porta al rifiuto totale e all’odio verso i politici liberali del paese. Nello stesso tempo la "ideologia sovietica”, purtroppo, non inserisce l’uomo nel quadro della lotta di classe. La prolungata esistenza dell’uomo sovietico in condizioni di protezione da parte dello Stato ha portato alla perdita della capacità di lottare collettivamente per i propri interessi fondamentali. In questo senso la "ideologia sovietica” è una coscienza di massa che comprende caratteri sia positivi che negativi. Per noi comunisti è importante vedere queste contraddizioni e costruire in modo corretto la nostra tattica, da un lato per battere i liberali e dall’altro per non permettere al potere di utilizzare i sentimenti sovietici nell’interesse della difesa dello stato attualmente esistente.

[D] Sotto la guida di Putin, la Federazione Russa ha recuperato il suo protagonismo sulla scena internazionale. Alcuni sviluppi degli ultimi anni hanno però evidenziato la debolezza dell'economia del paese. Quale modello di sviluppo ha adottato Putin durante la sua presidenza e con che conseguenze?

[R] È una grossa esagerazione ritenere che la Federazione Russa abbia “recuperato il suo protagonismo sulla scena internazionale”. La Russia moderna è uno stato debole, se comparato con l’Impero Russo dell’inizio XX secolo e ancor di più con l’URSS. Certamente, i successi delle manovre politico-militari della dirigenza russa in Ossezia (2008) e in Crimea (2014) hanno dato l’impressione di un significativo rafforzamento della posizione della Russia. Ma in realtà la situazione può essere vista in modo diverso: il successo in Crimea si è tradotto in una perdita di influenza sull’Ucraina. Anche nel fatto che la situazione in quel paese sia degenerata con il colpo di stato del maggio 2014 e che i popoli abbiano preso a scontrarsi vi sono responsabilità di Putin e del suo entourage.

Riguardo all’economia, il ruolo della Russia di semplice fornitore di materie prime e minerali è ben definito: fornitore di petrolio, gas e altre materie prime e importatore di beni di consumo. Su questa base produttiva opera la sovrastruttura finanziario-speculativa del capitale, che ci lega ancor di più al mercato mondiale. E queste persone dovrebbero entrare seriamente in conflitto con i centri imperialistici?

Il regime di Putin è un regime bonapartista non classico. È un destreggiarsi tra differenti gruppi borghesi, tra borghesi e lavoratori, tra centri imperialistici e “capitale nazionale”, tra i sentimenti sovietici e liberali presenti nella società. Questa politica ha rafforzato la struttura poliziesca. Ha preso forma un'ideologia statale in cui i principi di progresso e democrazia si coniugano con nazionalismo e clericalismo. Questa è la realizzazione dell’idea di un arbitro supremo che sovrasta partiti e classi e dispone di un capitale morale per unire la nazione. Penso che con questa politica ci saranno solo due vie di uscita: o il regime si evolve verso il fascismo, oppure sarà cacciato da una rivoluzione anti-oligarchica e democratica.

[D] Quale valutazione esprime il vostro Partito in merito agli assi strategici della politica estera russa di questo periodo, anche in relazione allo sviluppo del capitalismo russo?

[R] Per il perdurare del regime di Putin la Federazione Russa proseguirà a destreggiarsi tra i grossi giochi imperialistici. Da un lato, il Cremlino tenterà di non litigare con l’Unione Europea, Washington e la Cina, dall’altro lato tenterà di preservare quanto acquisito (Crimea, influenza su una serie di paesi ex URSS, intervento in Siria). Il ruolo della Russia al momento, checché se ne dica, è il ruolo del partner minore dei centri mondiali.

Riguardo al capitalismo russo, questo non ha altra prospettiva di “sviluppo” se non nel regime di fornitore di materie prime e minerali. Decenni di discussioni sul sostituire l’import, l’innovazione, sulla superiorità della nostra tecnologia, sul ripristino del potenziale tecnico e scientifico dell’URSS si sono mostrati solo chiacchiere.

[D] Dalle limitazioni commerciali imposte dall'imperialismo atlantico in seguito alla crisi ucraina, fino alle recenti crisi diplomatiche con gli Stati Uniti e il Regno Unito, la Russia subisce oggi un'aggressione complessa e d'intensità crescente da parte degli USA e dei loro alleati, tra cui l'Italia che ha inviato proprie truppe nelle repubbliche baltiche. Quale ritenete sia il compito delle forze popolari e democratiche russe nella lotta per la pace in questa fase?

[R] Ritengo che per le forze russe di sinistra sia importante definire delle priorità. Ovviamente è importante contrastare l’imperialismo, sostenere i popoli sottoposti ad aggressioni da parte del capitale internazionale. Non si può dimenticare l’aiuto alla popolazione sofferente del Donbass ed è necessario sostenere le forze progressiste all’interno dell’Ucraina. Ed è anche necessario richiamare l’attenzione sulle manifestazioni nazionaliste nelle repubbliche dell’ex URSS. Assieme a questo, il campo principale della nostra battaglia resta il nostro regime interno, che liquida le garanzie sociali e reprime le opposizioni. Mutamenti positivi all’interno della Russia cambierebbero qualitativamente la situazione negli Stati vicini. Questo, a proposito, lo capiscono benissimo i nostri compagni in Ucraina, che apertamente dicono: “se riusciste a scuotere il capitalismo russo, la situazione cambierebbe immediatamente in tutti gli Stati dell'ex Unione Sovietica”.

[D] E per quanto riguarda i sinceri democratici e i comunisti che lottano in seno alle società occidentali, quali ritenete debbano essere le loro posizioni riguardo alle relazioni con la Russia, perché esse possano contribuire efficacemente allo sviluppo di un movimento contro la guerra fondato su un antimperialismo e un internazionalismo conseguenti?

[R] Oggi nelle forze di sinistra dell’Occidente noi vediamo due estremi. Una parte della sinistra occidentale, per qualche motivo, ha deciso di contrapporsi all’imperialismo americano ritenendo che si debba assolutamente sostenere (magari anche criticamente) il regime di Putin. È apparsa una qualche strana concezione, secondo la quale Vladimir Putin viene quasi proposto nel ruolo di leader del “mondo libero”. Un’altra parte della sinistra occidentale, al contrario, agendo in sintonia coi propri governi, vede la Federazione Russa come “centro del male mondiale”. Né una né l’altra posizione si addicono a chi si definisca comunista o socialista. Serve un'analisi scientifica profonda della situazione, e non speranze infondate o etichette campate per aria. Penso che per le forze occidentali di sinistra resti il compito prioritario della lotta senza compromessi contro i centri dell’imperialismo, contro i governanti che appaiono marionette delle strutture capitalistiche transnazionali. Assieme a questo, i compagni devono capire che quando omaggiano il regime di Putin, questo è negativo per noi, comunisti russi, che conduciamo la lotta per smantellare quel regime.

[D] La presidenza di Putin ha segnato un cambio di passo nella relazione tra lo Stato e una parte dell'oligarchia, alcuni membri della quale sono stati perseguiti penalmente. Quale lettura avete in merito?

[R] Alcuni rappresentanti del grande capitale effettivamente sono stati sottoposti a provvedimenti, e nel caso di Michail Chodorkovskij c’è stato pure un processo. Ma occorre capire che ci troviamo davanti ad un atteggiamento selettivo. La maggioranza di coloro che erano oligarchi già al tempo di Boris Eltsin – Lisin, Mordashev, Potanin, Abramovič, Aven, Fridman e altri – non hanno perso le proprie posizioni nel mondo degli affari e continuano ad occupare le prime posizioni nella graduatoria della rivista Forbes. Certo, a loro si sono uniti gli amici personali di Putin – Gennady Timchenko, i fratelli Kovalchuk – ma cosa è cambiato in linea di principio? Il nostro presidente ha ripetutamente dichiarato che i risultati delle privatizzazioni non verranno rivisti e che la Russia “resta un'economia liberale di mercato”. Un peso significativo negli ultimi anni hanno assunto le cosiddette “corporazioni statali”. Queste sono aziende e settori dati da Putin per “alimentare” i “re del business” a lui più prossimi. Il pacchetto di controllo appartiene allo Stato, ma va detto che sul mercato queste strutture si comportano come normali soggetti commerciali e che gli stipendi del management sono di gran lunga più alti di quanto sia immaginabile rispetto ai salari dei dipendenti. Di fatto, sono dividendi e non stipendi. I nostri oppositori liberali amano molto parlare di “ritorno dell’URSS nella persecuzione del business onesto” , ma in queste parole vi è solo il fastidio per il fatto che alcune proprietà siano passate di mano.

[D] Come si sono evolute le condizioni di vita delle classi popolari rispetto al crollo economico negli anni '90?

[R] Certamente, se paragonate con gli anni '90 del secolo scorso le condizioni di vita in Russia sono migliorate. Potrebbe sembrare che ciò dia motivo di lodare il regime di Putin. Allo stesso tempo, come porsi con quei milioni di persone che non si sono adattate al nuovo ordine capitalista ma sono morte, riducendo considerevolmente la popolazione autoctona del Paese? Come porsi con il gigantesco aumento dei prezzi mondiali degli idrocarburi, che non c’era sotto Eltsin e che ha gettato nella miseria non pochi russi? Questo dipende dall'entourage del presidente in carica? Probabilmente. È importante comprendere ancora, che con la stabilizzazione avvenuta sotto Putin il pagamento degli stipendi e l’inflazione hanno accompagnato la liquidazione delle più importanti garanzie sociali dei tempi sovietici. Il passaggio al sistema d'istruzione superiore a pagamento, alla sanità a pagamento, l'eliminazione di agevolazioni per gli studenti, per i pensionati. Queste “riforme”, nel campo del lavoro, hanno portato ad un colossale, insostenibile aumento del precariato. In Russia oggi decine di milioni di persone lavorano senza alcun contratto regolare, per loro non sono garantite le 8 ore lavorative giornaliere, le ferie, i permessi per malattia ecc. Non possono creare sindacati efficaci, non sono tutelati contro la possibilità di essere licenziati in qualunque momento. Per chi un tempo era abituato agli standard legislativi sovietici in materia di lavoro, tutto ciò appare selvaggio.

[D] La Federazione Russa è un mosaico di numerose nazionalità disseminate su un territorio sconfinato. Come viene gestita la questione delle nazionalità nella Russia del nazionalismo grande-russo putiniano?

[R] Il punto è che la moderna Federazione Russa è, ad un livello significativo, un compromesso tra il centro federale e le élite affaristico-burocratiche delle repubbliche nazionali. Durante la gestione putiniana si è verificato uno spostamento di potere a favore del centro federale, ma i problemi restano. Questo è chiaramente visibile, per esempio, nei rapporti tra il Cremlino e il clan dirigente della Repubblica di Cecenia. Il regime di Putin di fatto ha comperato le élite criminali locali in cambio della rinuncia alla lotta armata per l’indipendenza. Operano le leggi federali russe nel territorio della Cecenia e di un’altra serie di Repubbliche? Questa è una grossa domanda. In questo senso il problema del cosiddetto “sciovinismo grande-russo” mi appare piuttosto artificioso. La Russia moderna non è la Russia zarista dei secoli passati, che effettivamente era la “prigione dei popoli” che subivano assurde limitazioni a favore della nazionalità principale. Adesso la popolazione lavoratrice della Federazione Russa di differenti nazionalità ha parecchio in comune che unisce e non che divide. Nella stessa Cecenia, secondo alcuni dati, lavora regolarmente solo un terzo della popolazione. Il quadro è più o meno lo stesso nel resto della Russia. Ecco la radice comune del problema: povertà, indigenza, occupazione insostenibile. Gli scontri tra le nazionalità sono provocati dalle élite federali e locali, che operano sempre un’influenza per dividere. E questo non ha la minima relazione con il problema della conservazione della cultura nazionale e della lingua.

[D] Di quale livello di autonomia e di quale margine di manovra dispongono i movimenti sociali, e in particolare i sindacati, rispetto agli apparati di Stato? Quali forme di conflitto sociale si manifestano nella Russia di oggi?

[R] Nella Federazione Russa praticamente non esiste alcun movimento sindacale. C’è un enorme colosso burocratico, la Federazione dei Sindacati Indipendenti Russi (FNPR) erede dei sindacati sovietici, che ha a disposizione grosse proprietà e formalmente un grosso seguito di aderenti. I dirigenti di questa organizzazione non conducono alcuna lotta di classe e sono al contrario abbastanza accondiscendenti con le iniziative antisociali del governo. Talvolta criticano morbidamente il potere, ma i suoi aderenti non partecipano ad alcuna lotta organizzata. Esistono sindacati più battaglieri, che fanno parte della Confederazione del Lavoro di Russia (KTR), ma sono numericamente pochi e raccolgono poco più del 2% dei lavoratori ufficiali. Altri sono più aggressivi, ma con pochi aderenti nei diversi settori. Inoltre grossi scioperi politici in Russia non si svolgono dall’inizio degli anni '90 del secolo scorso. Scioperi nelle singole aziende avvengono, ma con pochi partecipanti e per brevi periodi. Tuttavia, una serie di sindacati attivi si manifestano in questo periodo, in occasione delle manifestazioni di piazza contro il previsto aumento dell’età pensionabile. Noi, comunisti e forze di sinistra, speriamo che diano un contributo in questa lotta. Allo stesso tempo, ritengo che il movimento sindacale tradizionale in Russia si trovi ora in una profonda crisi. La stessa missione del movimento sindacale richiede, a mio parere, un ripensamento.

[D] Il vostro partito, come gli altri partiti di sinistra in Russia, incorre nella repressione poliziesca, che colpisce i partecipanti alle manifestazioni e dimostrazioni anticapitaliste. Qual è la situazione attuale? Più in generale, di quale agibilità politica dispone in Russia chi lotta per cambiare?

[R] La repressione poliziesca in Russia cresce, è vero. Oggi da noi si può finire in galera per il solo fatto che si è condiviso sulla propria pagina, sulle reti sociali, la comunicazione di una persona sconosciuta. Hanno iniziato a perseguire per la cosiddetta “offesa al sentimento dei credenti”, distruggendo il residuo di libertà di coscienza. Gli organizzatori di manifestazioni non concordate con il potere (e concordarle è praticamente impossibile) rischiano sia l’arresto, sia grosse multe equivalenti a più di cinque stipendi medi e oltre. Grossa risonanza ha avuto la questione di un gruppo antifascista, i cui aderenti sono stati torturati dai servizi di sicurezza per estorcere loro delle confessioni. Il nostro partito sostiene la revisione della legge penale e la liquidazione delle cosiddette “unità per la lotta agli estremisti”, oltre che il trasferimento di settori della polizia sotto la giurisdizione municipale.

[D] Quali sono le vostre priorità di lotta e quali i metodi che impiegate in questa fase? Che obiettivi vi ponete per il prossimo futuro?

[R] Il compito chiave dell'OKP è l’unificazione di tutti gli altri marxisti russi, di tutti coloro che sono sulle posizioni del socialismo scientifico, della democrazia, dell’internazionalismo, in un unico partito comunista russo. In un partito che si ponga come compito lo sviluppo della coscienza di classe dei lavoratori e di organizzare la loro lotta per il potere tramite la rivoluzione socialista. Questa missione ha rivelato l'inadeguatezza del KPRF, degenerato in un partito di destra, come pure delle altre piccole organizzazioni comuniste, incapaci di uscire dal livello dell'alta teorizzazione.

In questa lotta non intendiamo rinunciare alla possibilità della tribuna parlamentare: per questo cerchiamo di registrare legalmente l’OKP come partito politico. Recentemente abbiamo ricevuto dal Ministero della Giustizia della Federazione l’ennesimo rifiuto di registrazione, per il quale venivano accampate motivazioni politiche e non “tecniche”. Nel nostro Programma le autorità hanno ravvisato elementi di estremismo. Questo dimostra che guardano a noi come una forza specifica e temono la nostra partecipazione alla politica. Certamente questo non ferma la nostra attività. Proseguiremo la lotta per il conseguimento dei fini previsti dal nostro programma, per smantellare l’attuale regime, per diffondere contenuti socialisti nel movimento popolare.

11/08/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: http://ucp.su/

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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