Le cause di Euromaidan ed il futuro dell’Ucraina - VI parte

Analisi delle cause di Euromaidan: L’ingerenza degli Stati Uniti e delle sue agenzie


Le cause di Euromaidan ed il futuro dell’Ucraina - VI parte

Continua dalla quinta parte

2.5.3. Gli Stati Uniti d’America

A partire dai primissimi anni ’90, gli Stati Uniti hanno influenzato la politica delle Repubbliche post-sovietiche non meno che la Federazione Russa. Tali operazioni si sono intensificate nella prima decade del XXI secolo culminando nell’epoca delle cosiddette “rivoluzioni colorate”. Nel caso dell’Ucraina il coinvolgimento statunitense è stato ancor più evidente che non in Serbia, Azerbaijan o Georgia. Il tema è, ovviamente, complesso e ci sono innumerevoli libri che analizzano sistematicamente le interferenze statunitensi nello spazio post-sovietico. Ciò che è rilevante ai fini di questo saggio, però, può essere ricondotto a quello che si definisce l’«inveterato supporto [dato] dall’International Republican Institute [(IRI)] all’Ucraina» (LaRoque 2016).

Cos’è l’IRI

L’IRI afferma di essere un’organizzazione non-partigiana la cui missione è quella di «portare Avanti la causa della democrazia in tutto in mondo favorendo lo sviluppo di partiti politici, istituzioni civiche, elezioni libere, [pratiche di] buona governance e lo stato di diritto». Moltissimi studiosi ed analisti riconoscono che in realtà il suo ruolo è stato quello di modellare la politica interna di altri paesi in modo favorevole agli interessi dei politici statunitensi, e il più delle volte ciò è andato in direzione avversa alla sinistra (Marcetic 2018).

In altri termini, si potrebbe notare che: «L’organizzazione ha scelto mezzi ironici per “far avanzare la libertà”: addestrare leader d’opposizione corrotti e provvedere a finanziare gruppi che in effetti contrastano autorità spesso democraticamente elette ma che il governo USA vede negativamente. Oltre a gestire dei campi di addestramento, l’IRI conduce sondaggi nelle elezioni più importanti; è noto che l’organizzazione ha condotto “sondaggi segreti” con l’intenzione di sterzare l’opinione pubblica verso il risultato desiderato». (Council on Hemispheric Affairs, 2008).

Va precisato che l’IRI non pretende nemmeno di essere un’Organizzazione Non Governativa (ONG). La quasi totalità dei fondi dell’Istituto (stimati in $ 50–100 mln) è concessa dal Dipartimento di Stato per mezzo dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ed il National Endowment for Democracy (NED). Circa $ 1,4mln – pari all’1,7% del bilancio totale dell’IRI – provengono da grandi corporation, lobby e fondazioni (UPS, AT&T, Anheuser-Busch, Bell-South, Lockheed Martin, Blackwater, Chevron, ExxonMobil e British Petroleum) che spesso agiscono come gruppi di pressione presso il Senato statunitense (Council on Hemispheric Affairs 2008). La sottomissione dell’IRI agli obiettivi del governo statunitense è pressoché totale dato che «molto meno dell'uno percento dei fondi dell'IRI deriva da donazioni private» (Devex 2019). A ciò si aggiunga che uno degli ultimi Direttori dell’IRI è stato il Senatore John McCain, noto per la sua pervicace ostilità di principio alla Russia.

L'IRI viene spesso descritto dai media internazionali come un’organizzazione che «promuove la democrazia» (Hemmot 2012). Essenzialmente l’IRI e le altre organizzazioni finanziate dall’USAID perseguono due strategie nel loro tentativo di cambiare il regime politico la cui leadership non è allineata agli interessi degli Stati Uniti. Da un lato, forniscono alle organizzazioni della società civile legate all’opposizione politica – ma descritte come “non partigiane” – finanziamenti e formazione. Dall'altro, giocano un ruolo chiave nel legittimare le elezioni che, in circostanze diverse, farebbero crucciare più di un’analista. Uno sguardo ravvicinato ad alcune delle operazioni svolte dall’IRI al di là dell'Eurasia chiarirà ulteriormente questo punto.

Nel 2002 il Presidente dell'IRI si dichiarò pubblicamente in favore del colpo di stato militare che rovesciò – sia pure brevemente – il governo di Chavez, regolarmente eletto dai Venezuelani (Marquis 2002). Nel 2005, poi, l'IRI fu coinvolto nella campagna in favore di modifiche alla legge elettorale brasiliana che avrebbero, con tutta probabilità, indebolito il partito dell'allora presidente Lula (Weisbrot 2010). Ancora, nel 2009 l’IRI ha monitorato e dichiarato legittime le elezioni post-golpe in Honduras (Beeton 2009). L’USAID, il NED, il NDI e l’IRI nemmeno si sforzano più di tanto per nascondere le loro attività all’estero. L’USAID dichiarò nero su bianco che dopo un cambio di regime «il riconoscimento di un processo elettorale libero, equo e trasparente» è necessario per «fornire un forte argomento a sostegno del nuovo governo. [Dunque, ...] la valutazione/osservazione da parte dell'NDI e dell'IRI [di questi processi elettorali ...] anche se non soddisfano gli standard minimi ottiene comunque l'impatto desiderato» (Creative associates international e Center for Internal Development 2010, 24). L’IRI è anche attiva ad Hong Kong dove ha finanziato le proteste del 2003 contro l’applicazione dell’articolo 23 della costituzione della città, che vieta alle organizzazioni politiche della città di stabilire legami con le organizzazioni e organismi politici stranieri, e sta facendo con quelle attuali.

L’IRI in Ucraina

L’IRI ha aperto la sua prima sede nella capitale, Kiev, nel 1994, poco dopo la dissoluzione dell’URSS. Il ruolo dell’IRI nell’indirizzare la politica del neonato Stato ucraino è stato evidente sin da subito. Si pensi che Stephen Nix – direttore della divisione “Eurasia” dell'IRI – ha «contribuito a redigere numerosi articoli della Costituzione dell'Ucraina post-sovietica» (LaRoque 2016). Nel solco della tradizione aperta dal Nix, il senatore John McCain s’è recato a Kiev il 15 dicembre 2013 per portare il suo supporto al circa mezzo milione di persone riunite a Maidan. Alla luce degli ultimi sviluppi politici connessi all’autocefalia della Chiesa ortodossa d’Ucraina è pure interessante ricordare gli stretti rapporti di questa istituzione con l’IRI. In occasione del decimo anniversario dell'apertura della prima sede dell’IRI in Ucraina, il Patriarca Filarete ha impartito una speciale benedizione all’Istituto.

Ciò che è particolarmente rilevante nell’analisi dell’influenza dell’IRI nella politica ucraina è il radicamento territoriale dell’Istituto. Molte delle organizzazioni internazionali di “sostegno alla democrazia” presenti in Ucraina hanno sempre svolto il grosso del proprio lavoro a Kiev. Di converso, l'IRI è ben nota per essersi ritagliata degli spazi fuori dalla capitale, nelle regioni le cui comunità non sarebbero altrimenti state raggiunte dal messaggio dell’Occidente. Il personale dell'IRI comprende i background religiosi e geografici più diversi, rappresentando ben 10 regioni dell'Ucraina: da Leopoli all’ovest a Luhansk all’est. L'IRI ha attualmente la sua sede principale a Kiev e un centro di formazione a Dnipro. Fino al 2015, però, v’erano pure uffici a Odessa e Simferopoli. Sin dagli anni ’90, infatti, l’IRI s’è sforzato di mantenere una presenza diffusa in tutte le aree strategiche del paese, specie nell’Est e nel Sud-Est, conducendo la gran parte delle sue attività nelle città meridionali e orientali come Kharkiv e Mykolaiv. Queste regioni, come già detto, sono quelle dotate dei legami storicamente più forti con la Russia e l’obiettivo dichiarato dell’Istituto è di far sì che esse «credano fermamente nell'unità ucraina». Come accaduto con altre agenzie sussidiare dell’USAID in Est Europa ed al di fuori, l'IRI lavora perlopiù coi giovani. Dal 2003 l'IRI ha «formato più di duemila giovani, molti dei quali tatari di Crimea, una minoranza etnica residente nella penisola di Crimea che sostiene ampiamente l'unità ucraina».

Nuovi attori

Gli Stati Uniti, dunque, sono interessati alle elezioni ucraine da quasi tre decenni oramai, monitorando, osservando ed assicurando il rispetto degli “standard democratici internazionali”. Il Dipartimento di Stato, l'Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev e l'USAID sono solo alcune delle agenzie coinvolte nel controllo – e la direzione – dell'ecosistema politico e dei processi elettorali nel Paese.

Gruppi di funzionari (e.g., i membri della Commissione di Helsinki) e rappresentanti di varie ONG statunitensi hanno “certificato” la correttezza delle elezioni e dei referendum in Ucraina già da prima del crollo dell'Unione Sovietica. Ciò è accaduto con le elezioni del marzo 1990, quelle del marzo 1991 e col referendum sull'indipendenza del 1° dicembre 1991.

Nel corso dei decenni ci sono state molte risoluzioni parlamentari che invocavano la democraticità, l’equità e la trasparenza delle elezioni nel paese. A maggior ragione, l’NDI e l’IRI non sono gli unici attori che hanno dispiegato missioni di monitoraggio elettorale. L’Ukrainian Congress Committee of America (UCCA), ad esempio, ha messo in campo missioni di monitoraggio delle elezioni a partire dall'indipendenza del ’91 ed ha avuto più di 50 osservatori il 31 marzo. Anche l’Ukrainian World Congress (UWC) ha schierato i propri “osservatori”, come spesso accaduto in passato. Più di recente la stessa missione è stata raccolta dalla Transatlantic Task Force on Elections and Civil Society in Ukraine, che è formata dalla Foundation’s Friends of Ukraine Network (FOUN), Democracy and Civil Society Task Force e dal Reanimation Package of Reforms (RPR), la più grande coalizione di ONG in Ucraina (Deychakiwsky 2019).

Alla fin dei conti, le dichiarazioni pro forma rilasciate da ognuna di queste agenzie ed ONG non devono ingannare. Gli USA, infatti, hanno dei favoriti nelle elezioni straniere e li sostengono. Ciò è accaduto, forse, in modo più subdolo in passato ma tale pratica è invalsa da almeno mezzo secolo oramai. Il vero obiettivo dell’USAID, del NED, dell’IRI e dell’NDI non è sostenere i principi democratici come valore in sé. Non è l'integrità delle elezioni che conta, come mostrato prima gli standard democratici internazionali possano essere ignorati quando lo si desidera. Il punto è il risultato del processo elettorale: chi vince e chi perde.

Continua sul prossimo numero

17/11/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fabio Telarico

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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