Le contraddizioni aperte dal programma delle Sardine

Il generico programma politico delle Sardine crea più problemi all’attuale governo che all’opposizione sovranista


Le contraddizioni aperte dal programma delle Sardine Credits: ansa.it

Che ci piaccia o meno, sabato 14 e domenica 15 dicembre si sono tenuti due importanti appuntamenti politici: la manifestazione delle Sardine di piazza San Giovanni a Roma, che ha riunito circa 100.000 persone, e la riunione a porte chiuse tra gli ideatori bolognesi del movimento e gli organizzatori delle 113 manifestazione che in questo mese hanno attraversato l’Italia. Dopo questi appuntamenti si è aperta la fase due, che durerà, come ha dichiarato Mattia Santori a Propaganda Live, fino al 27 gennaio, il day after che potrebbe segnare le sorti del governo e della legislatura.

Dalla piazza, Santori ha letto il primo programma politico del movimento, la cui genesi è ignota, composto di sei punti:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente.
  2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali.
  3. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network.
  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità.
  5. Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica.
  6. Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia.

A leggere la stampa ed i politici che hanno commentato questo programma, l’impressione prevalente è che i sostenitori l’abbiano accolto come la montagna che partorisce il topolino, mentre per i detrattori si tratta dell’ennesima conferma dell’assenza di una qualunque progettualità politica. Due interpretazioni parzialmente giuste e che proprio per questo, a mio parere, non colgono le contraddizioni che questo timido e generico programma apre in seno ai partiti che sostengono il governo, vale a dire i più ben disposti verso il movimento. Mi soffermerò in particolare su tre punti, i primi due e l’ultimo, quelli a mio parere più significativi da questo punto di vista.

Chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica.

Il primo punto rappresenta un vecchio cavallo di battaglia dei vari populisti, ultimi i grillini, assolutamente sentito nella sua genericità dalla stragrande maggioranza dei lavoratori che vorrebbero vedere i propri rappresentanti all’opera, salvo poi scoprire che la tribuna parlamentare rappresenta il luogo per eccellenza della propaganda elettorale. La pretesa di far politica nelle sedi istituzionali si rivolge prevalentemente ai rappresentanti eletti direttamente dal popolo, siano essi parlamentari o componenti delle assemblee regionali o comunali, sebbene anche chi è stato eletto indirettamente potrebbe essere invitato a fare altrettanto.

Ma prendendo i dati openpolis sulle presenze dei deputati in questa legislatura e aggregandoli per gruppo politico di appartenenza, si scopre quanto segue (tabella 1).

Gruppo

Numero di deputati

Presenze

M5S

215

78%

Lega

125

77%

Italia Viva

28

77%

Fratelli d’italia

35

76%

Media

628

75%

PD

88

73%

Forza Italia

98

68%

Liberi e Uguali

12

66%

Gruppo misto

27

64%

Tabella 1
Tassi di presenza media dei deputati raggruppati per partito di appartenenza

Come si vede, il tasso di presenza non è poi così basso come la propaganda anti-casta ci ha ripetutamente raccontato e, soprattutto, il tasso di presenza dei deputati iscritti ai partiti che maggiormente stanno appoggiando il movimento delle Sardine (PD e LeU, 73 e 66 per cento rispettivamente) è decisamente più basso rispetto a quello dei deputati iscritti ai partiti che maggiormente lo osteggiano (Lega e FdI, 77 e 76 per cento).

I ministri comunichino solo attraverso i canali istituzionali.

Questo secondo punto del programma riflette una visione burocratica dell’ufficio di Ministro che, al contrario, è una figura prettamente politica e pertanto non può permettersi di lasciare in mano agli avversari, a chi ambisce a ricoprire quell’incarico, importanti canali di comunicazione quali sono diventati oggi i social network. E infatti, i ministri, non sembrano aver cambiato atteggiamento nell’utilizzo dei social. Limitandomi a Twitter, in quattro giorni, da domenica 15 a giovedì 19 dicembre, il numero di cinguettii è stato il seguente (tabella 2)

Nome

Ministero

Partito

Numero di tweet

Giuseppe Conte

Primo Ministro

 

6 su 750 totali

Luciana Lamorgese

Interno

 

Priva di twitter

Luigi Di Maio

Esteri

M5S

20 su 5.295

Lorenzo Guerini

Difesa

PD

5 su 1.468

Roberto Gualtieri

Economia

PD

2 su 4.745

Dario Franceschini

Cultura

PD

1 su 3.763

Paola De Micheli

Infrastrutture

PD

5 su 2.946

Roberto Speranza

Salute

LeU

11 su 3.235

Lorenzo Fioramonti

Scuola

M5S

8 su 3.719

Stefano Patuanelli

Sviluppo

M5S

2 su 1.374

Nunzia Catalfo

Lavoro

M5S

2 su 6.625

Teresa Bellanova

Agricoltura

Italia Viva

43 su 8.063

Sergio Costa

Ambiente

M5S

Privo di twitter

Tabella 2
Numero di cinguettii emessi dai ministri dal 15 al 18 dicembre e numero totale

Lo stesso Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e candidato alla rielezione per il centro-sinistra, da domenica ha twittato 20 volte (su 35.100 cinguettii totali). Tra l’altro qualcuno, come la Ministra Paola De Micheli e il governatore della regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha anche cinguettato per ringraziare le Sardine per aver riempito piazza San Giovanni! Se poi si aggiungono i messaggi veicolati tramite Facebook e gli altri social network (Youtube, Linkedin, Instagram, ecc), si vede come questo punto del programma delle Sardine sia rimasto inascoltato proprio da chi più appoggia questo movimento.

Ciò non toglie, tuttavia, che neanche i ministri abbiano “il diritto di avere qualcuno che li stia ad ascoltare”, come scritto nel manifesto delle Sardine, e siccome tra le decine di migliaia di loro amici e follower su Facebook e Twitter ci sono sicuramente molte Sardine, perché non cominciare a rendere effettivo questo punto del programma smettendo di seguirli?

Abrogare i decreti sicurezza.

Delle sei, questa è l’unica proposta a non essere “pretesa” ma semplicemente “chiesta” ed è anche l’unica con un certo peso politico. Vista la genesi del movimento, la sua formulazione sembrerebbe scontata; eppure così non è stato, dato che in numerose interviste Santori ha più volte dichiarato di voler semplicemente “rivedere” i decreti sicurezza, adottando l’impostazione di un Mattarella qualsiasi - senza neanche la scusa del ruolo istituzionale, che impone al Presidente di rappresentare tutti gli italiani, quelli favorevoli all’accoglienza e quelli che preferiscono i respingimenti - costretto dalla propria ignavia a dover prendere atto dell’egemonia della destra e suggerire ai rappresentanti di quelli che la pensano diversamente di effettuare solo qualche correzione. Una posizione che è stata fatta propria da questo governo fin dalla sua nascita ma che la piazza, in particolare quella di San Giovanni, ha risolutamente rifiutato, urlando “abrogazione” quando Mattia si limitava a parlare di “ripensamento”. Un vero problema per il governo e la maggioranza che lo sostiene, sulla carta titolari del potere di fare e disfare qualunque legge, compresa la Costituzione come si è visto col taglio del numero dei parlamentari, ma di fatto ostaggio della destra, che già governa la società e sgomita per tornare nella stanza dei bottoni.

Tuttavia, non è la prima volta che la piazza corregge il leader delle Sardine, spostandolo più a sinistra di quanto egli vorrebbe. Sempre a Roma, le Sardine nere, il cui intervento non era previsto, sono riuscite a conquistare il microfono, mentre a Bologna, nel giorno del debutto, come ha dichiarato lo stesso Santori ospite di Lucia Annunziata, “non avevamo previsto di cantare ‘Bella Ciao’, dovevamo cantare solo ‘Come è profondo il mare’ di Lucio Dalla. La piazza ha voluto cantare ‘Bella Ciao’”. A dimostrazione che per quanto la nascita di un movimento possa essere stata pianificata, per quanto questo movimento sia nato per sedare il conflitto - “la verità è che la pentola era pronta per scoppiare. Poteva farlo e lasciare tutti scottati. Per fortuna le Sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare” hanno scritto i suoi quattro fondatori su Repubblica il 20 dicembre -  il suo sviluppo non è del tutto predeterminabile.

21/12/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: ansa.it

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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