Il signor “Pig” e il potere

Riappropriarsi degli strumenti per abbattere il potere e i suoi abusi è oggi, più che mai, un’emergenza.


Il signor “Pig” e il potere Credits: Marsala live

Il signor Pig è persona malata, ha una patologia incurabile. Il signor Pig è incurabile. Il problema è che non sa di esserlo, né malato, né tantomeno incurabile. In realtà pensa di essere in eccellente forma, in quanto riconosciuto coram populo come il potente. La sua malattia, quindi, sembra a lui inesistente, non ne riconosce i sintomi nocivi che scambia addirittura per un continuo benessere e ne prova soddisfazione. Il signor Pig è ammalato di potere, di abuso di potere. Più di qualcuno glielo ha conferito in toto facendogli credere che lui è il supremo ed è indispensabile al benessere altrui. Così gli scatta nei neuroni, già deteriorati naturalmente, la convinzione che può assoggettare ai suoi voleri chiunque gli ruoti intorno. Che può umiliare ogni persona che considera un disturbo alla sua sola vista, perché, secondo la sua distorta ottica, non è un suo simile, un suo pari, ma è specie diversa, altra razza, soprattutto è inferiore e può dominarla e ridurla ai suoi voleri. Per il signor Pig c’è ancora il mercato degli schiavi nelle agorà e ci sono le ancelle a soddisfare i suoi bassi istinti, per poter restare a corte. Il signor Pig vive bene in questa società capitalistica, composta da una élite in cui accedono esclusivamente altri signor Pig che, come lui, possono tutto, anche modificare l’aria che respiriamo e invertire la naturalezza delle cose, con la mira di ottenerne vantaggi personali.

Di qua i potenti, di là i sudditi succubi e sfruttati. “Più potere a me, meno diritti a voi” è il suo paradigma. La sua patologia, che è la sua linfa vitale, trova sostanza nelle fabbriche e nelle aule dei Parlamenti ove abbondano i suoi simili, nei Palazzi dei governi, nelle cattedre universitarie e nei Tribunali e cum magno gaudio si esprime e si realizza indossando vesti talari nei sacri corridoi, ove domina la falsità e la corruzione dei credo religiosi. Nel mondo dello spettacolo, fra i camerini delle star e nelle camere d’albergo dei produttori, dietro le quinte delle televisioni, nelle redazioni dei giornali borghesi. Nelle piantagioni ortofrutticole, ove Pig sfrutta fino all’osso i migranti e le donne, considerandole sue personali schiave, con cui si diletta sessualmente nella bicocca dei suoi poderi. In questi luoghi domina il signor Pig che si nutre di sudditanza. Se non ci fossero i sudditi guarirebbe, trasformandosi in una nullità, quello che effettivamente è.

Perché esistono i signor Pig? Perché esistono i sudditi. Svanirebbe nel nulla, qual è, ogni signor Pig, se si uscisse in blocco dal sistema di sudditanza, qualunque essa sia e a qualunque forma di potere resti appesa, come una condanna, sostenuta dalla falsa fede della legge del più forte a cui affidarsi per essere protetti. Ma protetti da cosa, da chi? Ci si sente davvero così sicuri se si dipende dal sovrano che mira solo a defraudarci di tutti i diritti? E poi esistono i miti, si raccontano favole e leggende che hanno incarnato eroi, paladini degli oppressi, degli emarginati. Ma sono favole e leggende. Per sgonfiare il signor Pig occorre ben altro. Occorrono altri strumenti che appartengono alla storia delle liberazioni dei popoli, tramite le rivoluzioni. Per capire chi è il signor Pig e perché a lui ci assoggettiamo è necessario riflettere sulle dinamiche del potere e sulla sua innaturalità.

Il potere, purché se ne parli

Il signor Pig, malato di potere tanto da abusarne, non è un umano, è un paradosso. Perché il potere è un paradosso, anzi una serie di paradossi. Necessario riflettere sulle dinamiche e parlarne, come non si è fatto per secoli, accettando passivamente le forme di potere come il naturale stato delle condizioni umane e dei rapporti fra Stato e cittadino, fra dominus e dominato. Ѐ necessario appropriarsi della convinzione che ogni forma di potere è innaturale, perché ogni persona ha diritto di promuovere la sua autonomia e non può esistere altri che, per sopraggiunta autorità concessa da qualcuno, possa reprimerne la libertà. Questo è il processo naturale, ma il paradosso è che il potere è necessario proprio perché innaturale e nell’esprimersi tramite gli individui designati corre sul filo dell’ambiguità. Altro paradosso è che il potere è contestuale alla libertà dell’uomo, pertanto, mentre si afferma in modo riduttivo e improprio che l’individuo deve ubbidire al potere, si afferma contestualmente che ogni individuo ha diritto alla libertà e all’autonomia di pensiero e di azione. Un vero ossimoro. Di conseguenza e per logica ne deriva che il potere non è un attributo naturale, ma si acquisisce tramite le relazioni e si conquista con il consenso di un gruppo in un ben designato contesto. Interessante è ragionare sul motivo per cui persone che rivendicano la naturale autonomia, poi si affidino e diano consenso e delega nell’agire per loro ad un tal signor Pig che in effetti non conoscono e che quasi sempre tradirà le loro aspettative.

Quali dinamiche attivano il consenso ad essere rappresentati, tutelati, guidati e poi repressi, offesi, umiliati, sconvolti, annullati, quando inevitabilmente il signor Pig, forte del consenso che gli si è attribuito, abuserà del potere conferito e ci toglierà la dignità? E un ulteriore paradosso è che il consenso non è avvenuto sporadicamente, ma si è perpetrato sistematicamente in corsi e ricorsi storici, da governo a governo, nella storia dell’umanità. L’uomo pur volendo restare libero ha sempre acconsentito ad essere governato da un capopopolo. Il consenso, come delega ad agire, è una coazione a ripetere, interrotto solo da alcuni eventi straordinari, quali le grandi Rivoluzioni che hanno ribaltato i poteri del ricorrente mister Pig, ripristinando una forma di rappresentanza basata sul principio di democrazia diretta. Avvenne in Russia, nell’Ottobre di cento anni fa. Il risultato fu: uguali diritti per tutti i popoli, diritto di autodecisione, diritto al libero sviluppo per le minoranze e per tutti i gruppi etnici. Crollo del potere autarchico, assoluto. Fine del regime zarista con l’immediata distribuzione ai contadini delle terre dei pomesciki (proprietari terrieri). Abbattimento del vecchio sistema giudiziario, sostituito dai Tribunali del popolo. Abbattimento del corpo di polizia, sostituita da milizie formate da operai. Per la donna parità di diritti rispetto all’uomo. Nazionalizzazione delle banche private. Fabbriche affidate alla gestione operaia.

Una storia indimenticabile e incomparabile alla storia odierna dei popoli, vittime consensuali del più sfrenato imperialismo, da cui per incertezza rispetto all’ignoto e per insicurezza sulla propria identità sociale e politica, non riescono a liberarsi, optando quasi masochisticamente per il gettarsi fra le braccia del signor Pig, un leader che ottenuta la sudditanza li scambierà per merce o per carne da macello. Riappropriarsi degli strumenti per abbattere e ribaltare i poteri dominanti è oggi più che mai un’emergenza, nell’assoluta convinzione che “La maggior parte dei sudditi crede di essere tale, perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi” (Karl Marx).


Fonti:

R. Segatori, L’ambiguità del potere, Roma, Donzelli editore, 1999.

28/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Marsala live

Condividi

L'Autore

Alba Vastano

"La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi" (Karl Marx)


> Articoli con Pietro Antonuccio
> Articoli con Andrea Fioretti
> Articoli con Renzo Pesci
> Articoli con Roberto Villani


La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

APPUNTAMENTI

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: