L’unità del partito secondo Hồ Chí Minh

Lo scorso 2 settembre sono caduti i cinquant’anni dalla morte di Hồ Chí Minh, leader rivoluzionario e primo presidente del Vietnam indipendente. Nel suo testamento, lo zio Hồ insiste sull’importanza dell’unità del partito per il successo del socialismo.


L’unità del partito secondo Hồ Chí Minh Credits: Flickr (utente qiv)

Il testamento di Hồ Chí Minh è l’ultimo testo scritto dal grande leader rivoluzionario vietnamita, che, gravemente malato e consapevole di essere vicino alla fine, ha deciso di lasciare una testimonianza finale in eredità all’intero popolo vietnamita, per il quale ha combattuto tutta la vita. Oltre ad essere una grande fonte di motivazione per la causa del socialismo vietnamita, il testamento di Hồ Chí Minh stabilì le linee guida per la strutturazione del Partito Comunista e la costruzione di un Paese unitario e socialista, in seguito alla vittoria della guerra di riunificazione, nel 1975.

Uno dei punti sui quali il primo presidente vietnamita insiste maggiormente nel suo testamento riguarda proprio l'unità, un concetto estremamente prezioso per il Vietnam, valido sia per il Partito Comunista che per l’intero popolo, suddiviso in 54 etnie ma unito nella lotta rivoluzionaria di liberazione e riunificazione del Paese.

Nel suo Testamento, il presidente scrisse: "L'unità è una tradizione estremamente preziosa del nostro Partito e del nostro popolo". Tale caratteristica ha regolato la vita del Partito Comunista del Vietnam sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1930. In sostanza, il Partito è stato fondato sulla base dell'unificazione di tre organizzazioni comuniste che erano nate in Vietnam alla fine del 1929. Poiché l'esistenza di tre organizzazioni comuniste separate era considerata una dispersione della leadership, divenne necessario unirsi in un unico partito politico abbastanza potente da guidare l'intero popolo nella lotta per l'indipendenza nazionale.

Aiutato dal suo carisma e dal suo acume politico, Hồ Chí Minh (allora chiamato Nguyễn Ái Quốc) decise di convocare una conferenza di unificazione che avrebbe portato all'istituzione del Partito Comunista del Vietnam. Con la forza dell'unità, il PCV ha portato il popolo vietnamita al successo nella rivoluzione di agosto ed alla fondazione della Repubblica Democratica del Vietnam (attualmente la Repubblica Socialista del Vietnam), sconfiggendo le invasioni lanciate dai colonialisti e gli imperialisti, al fine di ottenere la liberazione e la riunificazione nazionale, realizzare riforme generali, costruire il socialismo e difendere con fermezza l'indipendenza nazionale.

L'unità all'interno del Partito è stata forgiata e confermata sulla base dei principi di base del marxismo-leninismo, in particolare i principi del centralismo democratico. L'unità interna resta ancora oggi un principio centrale su cui agiscono le organizzazioni e i membri del Partito, rappresentando, nel passato come nel presente, un punto di forza per la liberazione nazionale, sociale, di classe e umana secondo l’ideologia marxista-leninista e il pensiero di Hồ Chí Minh.

Nel suo Testamento, il presidente ha ancora affermato: “Grazie alla sua stretta unità e alla totale dedizione alla classe lavoratrice, al popolo e alla Patria, il nostro Partito è stato in grado, sin dalla sua fondazione, di unire, organizzare e guidare il nostro popolo di successo in successo in una lotta risoluta”. Nel suo libro intitolato "La strada verso la rivoluzione", pubblicato nel 1927, un giovane Nguyễn Ái Quốc sottolineava: "Una rivoluzione di successo ha un disperato bisogno di un partito rivoluzionario responsabile della mobilitazione delle masse in patria e del contatto con le nazioni oppresse ed proletari degli altri Paesi. Una rivoluzione deve il suo successo a un partito forte allo stesso modo in cui una barca si affida ai suoi marinai esperti per la pesca”. L’istituzione, lo sviluppo e le attività del Partito, dunque, sono passaggi dettati dalle esigenze della nazione. Un Partito Comunista non nasce dal nulla, ma dalle fondamenta della società, e dovrebbe svolgere il suo compito di liberare la nazione e portare felicità ai suoi cittadini. Partendo da questo presupposto, il ruolo guida della leadership del Partito resta indispensabile. Nel corso della rivoluzione vietnamita, la presenza del Partito assegnato dalla classe lavoratrice, dal popolo e dalla Patria alla guida della nazione ha dimostrato che la sua leadership è una realtà oggettiva che soddisfa i requisiti dello sviluppo nazionale.

Le vittorie che la rivoluzione vietnamita guidata dal PCV ha ottenuto nel corso degli ultimi decenni sono indissolubilmente legate all'unità all'interno del Partito. L'unità è la fonte di forza del Partito e parte della costruzione del Partito; l'unità all'interno della società dipende dall'unità all'interno del partito. Questo è stato un prerequisito per ogni vittoria che la rivoluzione vietnamita ha raggiunto nei diversi periodi storici. Di conseguenza, l'unità all'interno del Partito costituisce il nucleo della costruzione della grande unità nazionale, portando così gradualmente al successo le riforme globali attuate nel Paese.

Nel suo discorso pubblico del 3 marzo 1951, il presidente dichiarò che "l'obiettivo del Partito può essere riassunto in unire l'intero popolo e servire la Patria". I quadri e i membri del Partito hanno il compito di promuovere il loro senso di responsabilità nel preservare, forgiare e sostenere la tradizione dell'unità all'interno del Partito. Nel suo Testamento, Hồ Chí Minh ha raccomandato che "tutti i compagni, dal Comitato centrale fino alle cellule, preservano l'unità e l'unicità della mente nel Partito".

Tale visione, tuttavia, non vuole negare la possibilità di un confronto interno su eventuali errori, attraverso un processo di autocritica: "All'interno del Partito, stabilire un'ampia democrazia e praticare l’autocritica e la critica regolarmente e seriamente è il modo migliore per consolidare e sviluppare solidarietà e unità". Secondo il presidente, la democrazia interna consente ai membri del Partito di contribuire con le loro idee e commenti che non siano ispirati da interessi personali, ma dall’interesse generale.

Il partito, attraverso queste caratteristiche, deve assicurare che i suoi membri siano unicamente uomini integri: “Ogni membro del Partito deve essere profondamente intriso di moralità rivoluzionaria, dimostrare parsimonia, integrità, rettitudine, totale dedizione all'interesse pubblico e totale altruismo”. Seguendo le linee guida del testamento, dal XII Congresso Nazionale del Partito, la “moralità rivoluzionaria” è stata aggiunta come criterio di base per la costruzione del Partito, insieme ad “ideologia, politica ed organizzazione”. I quadri ed i membri del partito devono offrire un esempio a tutti gli altri cittadini, seguendo il principio di "imparare da ed emulare il pensiero, la moralità e lo stile di vita di Hồ Chí Minh".

Dal punto di vista del presidente Hồ Chí Minh, essere leader è sinonimo di servitore del popolo: “Per tutta la mia vita ho servito la Patria, la rivoluzione ed il popolo con tutto il cuore e la forza. Se ora dovessi abbandonare questo mondo, non avrei nulla di cui pentirmi, se non il non poter servire ulteriormente e più a lungo”. Intervistato dal giornale cubano “Granma” il 14 luglio 1969, pochi mesi prima della sua morte, il presidente vietnamita dichiarava: "Il mio desiderio finale è che il nostro paese ottenga la completa indipendenza, la nostra gente raggiunga la piena libertà e i nostri concittadini abbiano accesso a cibo, vestiti e istruzione sufficienti”.

Il primo desiderio di Hồ Chí Minh, quello della riunificazione del Paese sotto un unico governo indipendente e guidato dal Partito Comunista, si sarebbe compiuto solamente sei anni dopo la sua morte, nel 1975. Oggi, il presidente sarebbe certamente orgoglioso nel vedere i risultati ottenuti dal suo Paese, cinquant’anni dopo il suo testamento, eseguendo quanto richiesto nel suo ultimo scritto: “Tutto il nostro Partito e il nostro popolo, unendo i propri loro sforzi, costruiranno un Vietnam pacifico, riunificato, indipendente, democratico e prospero e daranno un valido contributo alla rivoluzione mondiale”.

05/10/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Flickr (utente qiv)

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L'Autore

Giulio Chinappi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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