Europa e Sinistra

Tra chi oggi propone un mesto ripiegamento nazionale e chi miserevoli aggiustamenti delle politiche economiche di Bruxelles, rivendichiamo con forza la certezza del diritto e della democrazia.


Europa e Sinistra

Nota della redazione: Riceviamo e pubblichiamo l’articolo degli avvocati dei Giuristi Democratici Cesare Antetomaso e Pietro Adami che perseverano nel riproporre una strada europeista che a nostro modo di vedere è fallimentare. A loro risponde Paolo Rizzi nell’articolo che pubblichiamo su questo stesso numero.


A giudicare da alcune analisi post-voto, lo scarso antieuropeismo parrebbe una tra le maggiori cause della sconfitta delle sinistre alle ultime elezioni politiche. Non la maggiore o minore capacità di prefigurare un'alternativa di società, basata non già su falsi miti come la meritocrazia bensì su solidarietà, esigibilità dei diritti, effettiva partecipazione al gioco democratico. Ma la presunta incapacità di cogliere il sentimento di insoddisfazione (così ben interpretato invece dal successo di Lega e 5 stelle) nei confronti delle istituzioni continentali. Di più: dell'intera architettura europea. E così via, in una corsa all'inseguimento delle destre su un terreno congeniale a queste, ma sdrucciolevole per le sinistre, con un ritorno di fiamma finanche per le care vecchie frontiere (come leggere diversamente l'attacco ai residuati sessantottini e movimentisti in genere, accusati —nella specie da Stefano Fassina— di fiancheggiare addirittura sinergicamente il liberismo "per il superamento dello stato nazionale"?).

Anche chi, come Franco Russo, in analisi più attente ed in parte condivisibili mette in luce come l’Europa in questa fase acceleri il processo centripeto unificatore per “difendere e sostenere sul mercato globale le imprese UE” e per proteggersi dalle future crisi, lascia però aperta la domanda sul che fare.

In primo luogo, andrebbe compreso se questo processo può essere efficacemente contrastato. La storia ci insegna che al formarsi di aggregati economici più ampi, segue un’aggregazione politica. Le Città-Stato non resistono alla storia, né lo fanno i comuni, le repubbliche marinare e le signorie. La storia non è né buona né cattiva, né giusta né ingiusta, può subire ritardi, ma difficilmente può essere fatta deragliare su un diverso binario.

Ebbene, dobbiamo allora confidare nella eterogenesi dei fini. Storicamente, l'unità politica è quasi sempre finalizzata alla creazione di un mercato comune. Una volta però creato il mercato comune la Storia non si arresta al comando di nessuno. Questo abbiamo imparato, e ha imparato chi credeva di poterla portare nella propria direzione. Se l'unione inevitabilmente si forma per esigenze dei mercati, poi altrettanto inevitabilmente si democratizza e, alla fine, in un modo o nell'altro, si forma un unico corpo politico democratico, che preme per emergere.

Fatte le debite proporzioni storiche, sono in via di formazione l'Italia sabauda, l'Impero russo, la Germania di Bismarck. Abbiamo due possibilità: guardare alla Baviera, al Granducato di Toscana, alla Crimea (in eventuale alleanza coi papalini e la nobiltà nera, peraltro); o trasformare l’Impero russo in qualcosa di diverso. È già successo. Il peccato di nascita non rimane a lungo.

Più semplicemente, occorre un piano di riserva, nel caso il progetto unitario europeo vada in porto. Quando precipiti da un aereo nel mare, muovi disperatamente le braccia per cercare di tornare sull’aereo, o ti prepari all’impatto in acqua?

Altri si stanno preparando all’impatto. Le varie associazioni degli imprenditori hanno già avviato strategie d'insieme per muoversi in un campo più vasto, appunto europeo.

Dunque, indipendentemente dal fatto che ci piaccia il nuovo aggregato più ampio, dobbiamo lavorare fin da subito sul nascente organismo, nel nuovo campo d’azione e con gli altri europei democratici, per spingerlo alle politiche che reputiamo giuste ed opportune. Come Giuristi democratici, ormai da molti anni, abbiamo costituito l’associazione europea dei giuristi democratici (anzi due).

Ora la nostra proposta è lavorare su una cittadinanza sociale europea. Per il riconoscimento ai singoli cittadini europei, e non con la mediazione degli Stati, dei diritti fondamentali (reddito, lavoro, salute, casa etc.) di cui la stessa Unione sia diretta responsabile.

Garantire i livelli sanitari è problema centrale europeo. Non è sufficiente che l’Europa consenta al corpo intermedio 'Italia' di fare più debito. Il bilancio comunitario deve pagare i servizi sociali europei, garantendo livelli uniformi, al greco come al tedesco.

Ecco cosa è la eterogenesi dei fini: che l’unificazione del mercato sia invece crescita dei diritti soggettivi e sociali.

Nel contempo, è necessaria una democratizzazione del progetto europeo, magari con la creazione di un'Assemblea parlamentare dell'eurozona. Con un Trattato che, alla stregua dei parametri adottati dalla Corte di Giustizia europea riguardo al MES, può essere legittimamente concluso dagli Stati membri dell'Unione. Il "T-Dem" (così ideato da Hennette, Piketty, Sacriste e Vauchez nel fondamentale Democratizzare l'Europa! Per un Trattato di democratizzazione dell'Europa) non richiede caratteri di unanimità per la sua adozione — è sufficiente l'adesione di 10 paesi dell'eurozona su 19 — e, soprattutto, mira a costruire finalmente un'istituzione realmente rappresentativa, in grado di esercitare quel potere legislativo e di controllo politico mai attribuito al Parlamento.

L'urgenza democratica europea va affrontata in primo luogo proponendo pubblicamente all'eurozona la democrazia parlamentare: una cittadina, un cittadino europeo, un voto!

Fin da subito, però, dovranno essere direttamente riconosciuti ai singoli cittadini europei i diritti fondamentali. Il disoccupato italiano, greco o tedesco deve essere un problema europeo e non del singolo Stato.

E allora la battaglia per fare più debito diventerà una battaglia di retroguardia. Perché in un quadro nel quale anche il bilancio verrà progettato dall'Eurogruppo su proposta dell'Assemblea parlamentare, sarà compito dell'Europa garantire i servizi sociali europei, con i relativi livelli uniformi.

Tra chi oggi propone un mesto ripiegamento nazionale e chi ci vorrebbe destinati unicamente a miserevoli aggiustamenti delle politiche economiche di Bruxelles, rivendichiamo con forza la certezza del diritto e la forza della democrazia. Per noi per e per tutti i popoli europei.

21/04/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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