Interni

Il fine (rivoluzionario) giustifica i mezzi necessari alla sua realizzazione, anche per quanto concerne il complesso rapporto dialettico fra spirito di scissione e indispensabile politica delle alleanze, funzionale alla costruzione di un blocco sociale in grado di sostituirsi con successo al blocco sociale attualmente dominante.

Come si spiega il paradosso dell’impossibilità di attuare le politiche classiche di redistribuzione della socialdemocrazia e la perdurante nostalgia per questo movimento da parte di intellettuali e classi medie? Il compito dei comunisti per la Rivoluzione in Occidente.

Per quanto si viva indubbiamente in una fase di restaurazione, restano aperte delle contraddizioni che potrebbero essere foriere di sviluppi positivi non del tutto trascurabili per chi si batte per l’emancipazione del genere umano.

La sindemia da Covid-19 ha messo ancor più in rilievo l’oppressione particolare riservata al genere femminile. Il capitalismo ha ereditato le strutture patriarcali e le utilizza per assicurarsi lavoro gratuito di riproduzione sociale che agevola l’estrazione di plusvalore.

Il Disegno di legge del governo sul mercato e la concorrenza spalanca le porte per privatizzare quel poco dei servizi locali che ancora è rimasto in mano pubblica. Occorre costruire un vasto movimento per il ritiro del disegno.

Nella presentazione del Centro Politico-Culturale Cumpanis di Milano, gli spunti (tratti dal libro di Cunhal Il partito dalle pareti di vetro) per un cammino verso l’unità dei comunisti e la ricostruzione di un partito comunista all’altezza dei tempi in Italia.

Cambiano le normative in materia di appalti ma le ombre prevalgono sulle luci. Il subappalto viene liberalizzato consentendo una oggettiva tendenza alla contrazione del costo del lavoro che si tradurrà in riduzione orarie, salariali e contributive e, probabilmente, qualche morto in più.

Chi pensava al premier Draghi come alleato delle forze progressive ha dimenticato le ragioni per le quali è nato questo esecutivo e soprattutto gli interessi perseguiti. Il capitolo pensioni e delocalizzazioni impone ai sognatori del centro sinistra una full immersion nella realtà.

Dopo decenni di processi farsa e depistaggi, parlano i familiari delle vittime di una tragedia che grida ancora giustizia. E denunciano: “andiamo a cercare i soldi, e troveremo la verità su questa strage”.

Lo sciopero generale dell’11 ottobre dovrebbe essere l’inizio di un percorso conflittuale nei luoghi di lavoro e nella società. Una prima riflessione sulla giornata di lotta.

I massimi esperti in materia affermano che non abbiamo affrontato in maniera adeguata la pandemia e che se non cambiamo rotta fenomeni di questo genere potrebbero ripetersi.

Nel capoluogo piemontese la Sinistra si presenta compatta, proponendo un esempio di coalizione a cui guarda tutto il resto d’Italia.

Mentre i pasdaran confindustriali tornano a licenziare imperversa il dibattito sul green pass. Norme confuse e contraddittorie con il diritto sempre più lontano dall’obiettivo di salvaguardare la salute pubblica e invece assai attento alle ragioni del profitto.

L’offensiva di classe del padronato e la ritirata precipitosa dei sindacati consociativi (Cgil-Cisl-Uil) producono la macelleria sociale funzionale a ripresa e resilienza. Necessario un fronte di classe contro la repressione del capitale.

L’idea di una città senza barriere di classe, con non solo i servizi, ma anche la bellezza che arriva nelle periferie; l’opposizione a Tav e grandi opere; la lotta alla precarietà del lavoro: Angelo D’Orsi si candida a sindaco di Torino per riportare la sinistra alla guida della città e salvare Torino dal “Sistema Torino”.

La rimozione del blocco dei licenziamenti è il presupposto per ridefinire un modello più efficiente di capitalismo; pubblica amministrazione “on demand”: la migliore offerta di Brunetta per il padronato; la predisposizione politica di Draghi e la volata alle destre, l’elmetto in testa: l’euroatlantismo è Nato.

La proposta di Letta: riformare la sovranità costituzionale per adeguarla al polo subimperialistico europeo; la dichiarazione di obbedienza euroatlantica e l’allineamento al sionismo; l’egemonia confindustriale: da settembre la fine del blocco dei licenziamenti e l’accelerazione di riforme antipopolari; una alternativa è possibile? Va costruita sul piano sociale sul piano politico.

Il capitalismo in crisi nel XXI secolo abbandona il pensiero liberaldemocratico, che aveva costituito l’ideologia prevalente nei paesi capitalistici più avanzati, per volgersi verso una ideologia elitaria in cui la vita di ciascuno è tenuta sempre più sotto controllo.

L’applicazione dei criteri del capitalismo al mondo dell’istruzione e della cultura ha prodotto quella che Adorno chiamava la Halbbildung, la formazione decapitata, ovvero riprodotta in catena di montaggio e venduta come qualsiasi altra merce.

In Toscana i poteri economici dettano alla Regione le leggi in loro favore. Ma talvolta c’è dietro la ‘ndrangheta. I motivi della contiguità tra mafia, politica e capitale.

La dura realtà della lotta di classe non scompare ideologicamente, se chi è storicamente più debole la nega, perché questo non può che favorire il più forte, che potrà portare avanti la lotta di classe in modo unilaterale e indisturbato.

Si chiariscono gli obiettivi del nuovo presidente del Consiglio: oltre a gestire l’emergenza sindemica (sanitaria e sociale), il “lavoro sporco” consiste nell’avviare profonde riforme “istituzionali” per rimuovere le residue resistenze a difesa delle tutele sociali costituzionalmente garantite

Non appena eletto, Letta ha immediatamente messo la pietra tombale sulla proposta di legge democratica proporzionale, rilanciando il maggioritario uninominale liberale, che consegnerà la maggioranza assoluta del prossimo governo a Lega, post fascisti e berlusconiani.

Si sono svolti nei giorni scorsi gli espropri che la franco-italiana Telt ha messo a segno per l’allargamento del cantiere in Val Clarea, a due passi dal borgo di Chiomonte, alta Val Susa.

La ripresa della lotta di classe dal basso verso l’alto facilita da sempre l’unificazione dei marxisti, ma nell’attesa va praticata una comune linea d’azione e la lotta contro i gruppi dirigenti autoreferenziali.

I caratteri fondamentali marcati dal governo Draghi sono soprattutto in politica estera, con una forte sottolineatura europeista e con il rafforzamento della collocazione atlantista; si sta costituendo un blocco sociale modernizzatore e reazionario, che può consolidarsi attraverso le riforme annunciate dal presidente del Consiglio.

Tutti i principali demagoghi e populisti che hanno caratterizzato la seconda repubblica italiana sono divenuti i più convinti sostenitori del governo tecnico di Mario Draghi, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, da Beppe Grillo a Matteo Salvini.

La crisi aperta da Renzi e Italia Viva, con la soluzione dell’incarico a Draghi ha permesso il ritorno di esponenti della borghesia padronale rappresentata da Forza Italia e dalla Lega; Draghi ha costruito un esecutivo con un doppio livello, in cui le leve strategiche economiche e dell’innovazione e delle infrastrutture sono nelle mani di uomini fedeli a Draghi, mentre la gestione dell’esistente è affidato a ministri politici su cui si scaricheranno le tensioni tra le forze politiche. Non si tratta di ricostruire la “sinistra”, ma un progetto di transizione al socialismo con la costituzione di un fronte di lotta sociale e politico.

Il nuovo governo nasce attraverso un ulteriore scardinamento dello spirito democratico della Costituzione, in continuità con la deriva bonapartista e il commissariamento delle politiche economiche da parte dei poteri forti al fine di implementare, con una nuova controriforma dell’istruzione, la precarizzazione del lavoro.

Un governo al servizio degli interessi del grande capitale che metterà in atto un’aggressione violenta alle condizioni già critiche della classe lavoratrice. Una tecnocrazia al potere che sta ipotecando la sovranità popolare. Se non ora, quando unire le forze di tutta la sinistra di classe per organizzare un ampio fronte di opposizione?

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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