Intervista a Eduardo Contreras: i diritti civili in Cile e in Europa

In Cile i diritti umani dei Mapuche e dei lavoratori non vengono rispettati. Colloquio con Eduardo Contreras, avvocato ed esperto di Diritti Umani, protagonista della prima denuncia legale a Pinochet nel Cile del dopo-dittatura.


Intervista a Eduardo Contreras: i diritti civili in Cile e in Europa Credits: https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Cile#/media/File:Marcha_por_la_Diversidad_2011.jpg

In questo periodo si fa un gran parlare, in Italia come in Cile, di Diritti Umani, anche se, purtroppo, spesso a in modo strumentale e a sproposito. Oggi affronteremo la questione con una persona molto competente in materia, per provare a fare chiarezza.

Eduardo Contreras Mella è avvocato, giornalista, scrittore, politico e professore cileno esperto ed attivista di Diritti Umani. Militante storico del Partido Comunista de Chile, è stato sindaco della città di Chillán nel 1971 e deputato per il governo di Allende nel 1973. A seguito del colpo di stato avvenuto l’11 settembre dello stesso anno, fu perseguitato politicamente dal governo militare di Augusto Pinochet, e costretto all’esilio per 15 anni tra Panamá, Cuba e Messico.

Dopo il ritorno della democrazia nel 1990 si è dedicato, come avvocato, alla difesa di numerose vittime di violazioni di Diritti Umani. Ha lavorato, tra gli altri, al caso Pablo Neruda; nel 1998, insieme a Gladys Marin (storica Segretaria Generale del Partito) denunciò Pinochet - in quel momento senatore a vita - ottenendone l’arresto e la privazione dei diritti legali. Più tardi, nel 2003, racconterà di quel processo nel suo famoso libro “El desaforado”.


Membro del Comitato Centrale del Partito, è stato ambasciatore del Cile in Uruguay negli anni 2014 e 2015, durante la prima parte del governo Bachelet.

Domanda: Perché è importante, in Cile, continuare a parlare ancora di violazioni di Diritti Umani avvenute tanti anni fa, ed esigere che venga fatta giustizia?

Risposta: Da un lato perché i processi per violazioni dei Diritti Umani in Cile, i quali superano i millecinquecento, sono per la maggior parte ancora in corso. Ma soprattutto perché è indispensabile che le nuove generazioni conoscano quello che è successo nel loro paese e non sottovalutino il rischio che stiamo correndo attualmente come paese.

Viviamo in un presente condizionato dal fatto che la dittatura ha distrutto una società colta, avanzata, preoccupata dei temi centrali della vita, quale era quella cilena prima del 1973. Il trionfo della barbarie sull’intelligenza - come del resto è successo in tutti i paesi che hanno patito dittature fasciste - ha prodotto esseri umani preoccupati solo di sé stessi, consumisti, materialisti, i quali non conoscono né sono interessati ai grandi interpreti della letteratura e del pensiero. Ti faccio un esempio concreto: il Cile ha eletto due volte come presidente un personaggio legato alla dittatura, processato nel 1982 per una gigantesca truffa e rimasto latitante per 24 giorni; una persona incolta ed irrispettosa del diritto come Piñera.

In queste condizioni, ricordare quello che è successo non serve solo a che i processi arrivino a sentenza, ed a portare un po’ di pace ai familiari delle vittime, ma anche ad educare i più giovani per riuscire a ricostruire, nel contesto attuale, una società che non sia più preoccupata solo ed esclusivamente degli interessi personali, bensì una colta e capace di andare nella direzione di indispensabili cambiamenti sociali: una nuova Costituzione Politica ed un’Istruzione Pubblica gratuita e di qualità.

D: Nell’attualità, i Diritti Umani in Cile ed in America Latina sono rispettati?

R: Questa è una domanda fondamentale, difficile da rispondere in poche parole.

In Cile i diritti fondamentali dei popoli indigeni, come i Mapuche, così come quelli dei settori disagiati della popolazione, non vengono rispettati. Inoltre, vengono costantemente calpestati i diritti sociali dei lavoratori. In questo stesso momento il governo di Piñera sta sferrando importanti attacchi in questo senso.

Qualcosa di simile, in minore o maggior misura, succede anche in altri paesi del nostro continente. Nel frattempo, invece, Cuba primeggia a livello mondiale nel garantire alla sua popolazione diritti essenziali come l’istruzione, la sanità pubblica, o l’alloggio.

D: Secondo te, è lecito parlare di “violazione dei Diritti Umani” o di “dittatura” in Venezuela, come fanno la maggior parte degli opinionisti dei mezzi d’informazione mainstream?

R: Non può essere definito una dittatura un governo il cui presidente, Nicolás Maduro, è stato investito dei suoi poteri grazie ad un processo elettorale equivalente - stesso sistema, legge ed organismi elettorali – a quello utilizzato per eleggere quel personaggio che oggi si fa chiamare “presidente incaricato”, Juan Guaidó. Quale dittatura permetterebbe ciò, tollerando i suoi eccessi e quelli dell’opposizione reazionaria e golpista del Venezuela?

Il governo democratico venezuelano ha dato, proprio in questo caso, un enorme esempio di tolleranza e di pazienza verso chi, in linea di principio, avrebbe dovuto essere processato per oltraggio allo Stato. I mezzi di comunicazione che parlano di “dittatura” in Venezuela rispondono agli interessi di coloro i quali danno ordini ai governi di Colombia, Brasile, Ecuador, Argentina, Cile, ed altri. Parliamo di Trump, della CIA, del Pentagono, delle multinazionali.

D: Perfino qui in Cile, arrivano notizie della guerra dichiarata dal ministro dell’interno italiano Salvini alle ONG che portano in salvo i migranti, e delle vere odissee delle loro barche costrette a rimanere al largo senza trovare un paese disposto ad accoglierle…

R: Non ci si deve sorprendere di ciò che sta succedendo. Il fatto è che l’attuale governo italiano non si distingue per nulla da quelli di cui parlo, cioè regimi al servizio della potenza imperialista nordamericana e dei grandi monopoli transnazionali. È quasi come se la dolorosa storia italiana fosse stata dimenticata, come succede con quella cilena. Questo è ciò che riescono ad ottenere il potere della comunicazione e della forza bruta.

D: Nella cosiddetta “Unione Europea”, non esistono frontiere per merci e capitali però vengono erette immediatamente per gli esseri umani che scappano dalla povertà e dalla guerra.

R: Non è altro che il prosieguo della politica internazionale di cui ti parlavo, la più reazionaria, e quella che ha violato più Diritti Umani, di tutta la storia dell’Umanità. Le scene che ormai vediamo tutti i giorni, quelle della sorte di coloro che provano semplicemente a salvare la loro vita o quella dei loro familiari, sono commoventi. Si tratta di persone che hanno come unica colpa quella di scegliere la vita invece della morte.

D: Cosa pensi delle politiche sull’immigrazione adottate dal governo italiano, dai governi europei e dall’UE? Si può parlare di violazioni dei Diritti Umani in questo caso?

R: Senza dubbio. Si tratta di politiche migratorie reazionarie che costituiscono una chiarissima violazione ai diritti fondamentali dell’essere umano come tale.

02/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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