Triste, solitario y final

La disperazione è una cattiva consigliera: perché l’opposizione al governo Meloni non può fare a meno della chiarezza sui contenuti.


Triste, solitario y final

Fare opposizione in Italia è un’esperienza simile al soffocamento: si opera in assenza di ossigeno; ci si oppone generalmente in assenza di mobilitazione, pertanto l’opposizione in linea di massima non si discosta dalla divergenza di opinione.

I conflitti di classe in realtà ci sono: si pensi, solo per fare un esempio, alla vicende della GKN e alla persistente lotta del collettivo omonimo; si pensi ai conflitti presenti in Sardegna che hanno visto i lavoratori della Portovesme schierati a difesa dei loro impianti produttivi. 

Tuttavia si tratta di esperienze che non escono dalla loro dimensione specifica o se tentano di farlo (come nel caso della GKN) vengono, per assenza di un quadro politico favorevole più generale, ricondotte sulla difensiva.

Le spiegazioni a un simile fenomeno sono diverse e anche molto convincenti perché toccano la struttura dell’apparato produttivo e alcune caratteristiche della classe lavoratrice del paese, ma di certo non sono sufficienti a spiegare il “mistero” dell’assenza di opposizione al governo della destra radicale.

Vediamo un po’ se ci si riesce a orientare tra cause “dure” (strutturali) e cause “morbide” culturali e politiche (sovrastrutturali).

La struttura: un’occhiata ai numeri

Accenniamo, pertanto, alla frammentazione della capacità produttiva che rinvia all’assenza di grandi imprese e la conseguente parcellizzazione della classe lavoratrice che la espone ai ricatti padronali e anche più alle sirene del corporativismo, all’identificazione delle proprie sorti con quelle della propria microimpresa.

L’Istat riportava nel suo studio “Censimento permanente delle imprese 2019: i primi risultati” pubblicato nel febbraio del 2020 con dati riferiti al 2018 che il 79,5% delle imprese nel nostro paese risultava avere tra 3 e 9 addetti, nel contesto di una crescente spinta alla terziarizzazione.

Se si guarda al peso percentuale degli occupati ci si accorge che le piccole imprese davano lavoro al 29,5% del totale, mentre le grandi imprese con oltre 500 addetti si attestavano al 22,8%.

Per fare un raffronto internazionale basato su dati pubblicati qualche anno fa dall’Ocse, mentre in Italia le microimprese del settore manifatturiero toccavano la soglia dell’82%, in Europa esse erano il 67% del totale in media.

Inoltre, l’età anagrafica sempre più alta nel nostro paese anche rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea può inserire ulteriori considerazioni sul grado di combattività della classe lavoratrice.

La politica: la destra e la sinistra

“La destra, la sinistra” cantava Gaber sfottendo il senso comune degli appassionati del genere politicista. Tuttavia, questa lettura solo apparentemente qualunquista rischia di essere divenuta la categoria interpretativa di una parte cospicua delle masse popolari in Italia, secondo la quale si può distinguere tra destra e sinistra solo rifacendosi alle abitudini igieniche, al tipo di sigarette o al modello di calzoni preferiti.

Innanzitutto, la destra al governo. Come già detto in altre occasioni, il governo a trazione Fratelli d’Italia al momento si contraddistingue per l’“eccezionale continuità” con i governi precedenti (soprattutto ovviamente con quello capitanato da Draghi) e variabilmente sostenuti da Lega, Pd e 5 Stelle.

In realtà, quasi unica eccezione nella continuità è il feroce attacco ai diritti dei migranti con l’eliminazione del permesso per protezione speciale contemplato dal cosiddetto Decreto Cutro.

Tuttavia, anche in questo caso è un facile esercizio di memoria ricordare come fu un governo di centro-sinistra guidato da Paolo Gentiloni, attuale Commissario europeo agli affari economici e sociali, con ministro degli Interni il democratico Marco Minniti a contraddistinguersi per la politica del “pugno di ferro” contro i flussi migratori irregolari con i famigerati accordi italo-libici che diedero il via alle operazioni della cosiddetta guardia costiera libica. Una politica che sarà poi sviluppata da Salvini nel primo governo Conte o giallo-verde che dir si voglia.

Dopo di che assistiamo alle gesta di un esecutivo che vara una manovra economica in assoluto ossequio alle politiche di contenimento delle spese dettate da Bruxelles, mentre in politica estera si accoda ai dettami Usa in materia di assistenza bellica al governo ucraino nel conflitto con la Russia, costi quel che costi in termini economici e con totale cecità rispetto ai rischi che si prospettano a causa dell’espandersi del conflitto.

Su entrambi questi punti, così come sul tentativo di dissolvere l’unità nazionale con il varo dell’autonomia differenziata non ci sono peculiari divergenze d’opinione tra le forze della maggioranza di destra al governo e gran parte di quelle che dovrebbero opporglisi, con la lodevole eccezione del M5S e dell’allenza tra Sinistra e Verdi. Non dimentichiamo, infatti, che tra i propugnatori dell’autonomia differenziata vi era il presidente della regione Emilia-Romagna, attuale presidente del “nuovo” Pd della Schlein.

Tanto meno, si è notata una differenza rispetto al recente passato con l’avvento alla segreteria della sopra citata Schlein che dopo la vittoria alle primarie si è contraddistinta per la vacuità delle posizioni e la pervicace abitudine a evitare qualsiasi confronto sul merito dei problemi e delle questioni. Sulla cruciale vicenda ucraina, peraltro, la nuova gestione del Nazareno è in sostanziale accordo con la Meloni all’insegna della politica di incondizionato appoggio a Kiev.

Opporsi con chi? Opporsi come?

Ora si vuol forse dire che l’attuale governo di estrema destra è la stessa cosa di quelli che l’hanno preceduto?

La risposta è semplice e chiara: assolutamente no. Il governo della destra costituisce un grave pericolo per le masse popolari e perfino per gli assetti costituzionali del paese. Tuttavia, dato che al momento le forze che lo compongono agli occhi delle grandi masse popolari hanno mostrato la continuità sopra descritta nell’azione di governo, accentuando alcuni aspetti particolarmente ripugnanti, già ampiamente messi in campo dai precedenti governi di centro-destra e di centro-sinistra (si pensi alla demolizione della progressività della tassazione e appunto alle politiche di contrasto dell’immigrazione), questo pericolo non viene percepito e la mancata percezione impedisce qualsiasi mobilitazione.

Ma, al di là della scandalizzata (e giustificata) constatazione dell’assenza di un’opposizione di massa al governo Meloni si deve declinare un’opzione utile per la sinistra e per le classi popolari di questo paese. Non si può chiedere ai lavoratori di dimenticare chi ha depotenziato l’articolo 18, chi ha precarizzato il mercato del lavoro, chi ha entusiasticamente importato l’inflazione nel paese varando una politica di acritico bellicismo nel conflitto russo-ucraino.

L’opposizione al pericolo fascista e autoritario non esime purtroppo dai contenuti e da una politica di alleanze credibili. Qualche mese fa, questo giornale lanciò un’appello “Prima che sia troppo tardi” per l’unità dei comunisti e della sinistra di classe nella costruzione di un vasto fronte ampio di forze sociali e politiche anticapitaliste e antiliberiste. Credo che da lì sia sempre più necessario ripartire evitando pericolose scorciatoie politiciste e unità generiche con forze che sono ormai invise perfino alle masse più disattente. Il momento purtroppo è “triste y solitario”, evitiamo che diventi anche “final”.

09/06/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

L'Autore

Stefano Paterna

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: